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-56 La ricerca di novità, croce e delizia

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Sto leggendo un libro che parla di emozioni: La mappa delle emozioni, scritto da un autore argentino e pubblicato da Giunti nel 2021, seppur sia stato scritto nel 2013. Sono appena all’inizio ma promette bene. La tesi del libro che è il nostro cervello limbico, quello primitivo, sia il responsabile di generare in noi emozioni, che poi la corteccia cerebrale media, interpreta. Il tutto avviene attraverso funzioni, che non sono altro che processi che coinvolgono i neurotrasmettitori e gli ormoni e ci fanno reagire in un certo modo, in automatico, quando succede qualcosa che attiva queste funzioni. Dal momento che non possiamo impedire al nostro organismo di provare determinate emozioni, ciò che possiamo fare è interpretarle e limitarle, se negative o inappropriate.

Il cervello limbico responsabile nel creare emozioni è il frutto di una evoluzione che non tiene conto dei ritmi e delle condizioni di vita dell’uomo moderno, perché la modernità non gli ha permesso di adattarsi ed evolvere in così poco tempo. Da qui la necessità di interpretare le emozioni con la parte del cervello più evoluta e gestire il nostro stato d’animo, con l’obiettivo di ribaltare quelle emozioni che ci frenano inutilmente.

Una prima funzione descritta è la ricerca di novità. Ciò che ci stimola a imparare, ad andare avanti, a esplorare il territorio. La dopamina va in circolo quando dedichiamo tempo a questa attività, associata alla creatività. Per questo nuove esperienze ci fanno stare bene: mangiare un cibo nuovo, visitare una nuova città, conoscere nuove persone. La routine all’opposto ci deprime, perché è ripetitiva e manca di nuovo.

L’insegnamento che ne traggo è duplice. Da un lato, come suggerisce l’autore, avere nella vita di tutti i giorni degli elementi di novità e di variazione ci aiuta a sentirci meglio e a non deprimerci. Quando non ci sentiamo mentalmente bene, tenerci occupati è la soluzione migliore. Dall’altro, dobbiamo stare attenti a chi sfrutta questa nostra caratteristica intrinseca a scopo di lucro, manipolandoci. Mi riferisco alle notifiche e ai meccanismi dei social network, che ci segnalano commenti e altre interazioni con i nostri contenuti, illudendoci che ci sia qualcosa di nuovo che richiede il nostro interessamento. Ciò vale anche per l’industria dei media che ci sollecita con le ultime notizie, l’ultimo film, il nuovo libro, le nuove uscite della settimana e potrei continuare. Sapere le ultime notizie minuto per minuto non ci rende più informati, ma ci distrarre. L’ultima uscita editoriale potrebbe essere ben peggiore di quanto l’autore ha pubblicato in precedenza: dobbiamo per forza cominciare dall’ultimo libro? La stessa cosa vale per i film: meglio vedere l’ultimo film appena uscito o recuperare un film premiato e di qualità, uscito pochi anni fa? I cinema hanno compreso questa possibilità e fanno uscire in sala film d’annata, perché restaurati recentemente o in occasione di anniversari.

La ricerca di novità va assecondata perché è parte di noi, ma va indirizzata in modo da non farci manipolare dall’industria dei media. Per questo ho cominciato a privilegiare libri usciti almeno 5 anni fa e ancora attuali, a smettere di essere immerso nell’attualità – niente telegiornali, niente programmi di approfondimento, solo le prime pagine dei giornali e qualche consultazione delle news online non oltre un paio di volte al giorno – e a limitare la pressione dell’industria culturale verso il nuovo. Un buon segno in questa direzione è l’aumento del fatturato del catalogo delle case editrici, a scapito delle ultime novità editoriali. Il fenomeno è collegato al passaparola su TikTok che privilegia libri vecchi – disponibili tra l’altro in formato tascabile più economico – ma di qualità. Questo dovrebbe essere il nostro nuovo mantra: promuovere la qualità, perché la novità può essere anche qualcosa di vecchio ma ancora valido.

Lo stato della collezione di media: 13 libri (da leggere), 29 film e 5700 ebook

7 anni fa oggi scrivevo di come avevo ridotto la mia collezione di contenuti, quasi soltanto digitali, accumulati e da consumare:

In 7 anni c’è stata una inversione di tendenza. Ho ricominciato ad accumulare ebook, forte del concetto di antibiblioteca. Allargare il proprio non sapere è un modo di sentirsi meno ignoranti e di sapere cosa andare a leggere quando hai un bisogno informativo da soddisfare. OK.

Sul fronte film ho fatto dei decisi miglioramenti. Un paio di mesi fa ero riuscito a portare la mia coda di film (scaricati) da vedere a zero. Oggi è tornata a salire, complice il fatto che il cinema ha riaperto e passo molto più tempo fuori casa, con la televisione quasi sempre spenta. I film, tutti indipendenti e da tutto il mondo (Malta, Islanda, Messico, Germania, Cina, Giappone e potrei continuare) sono a 29. Stasera provo a vederne uno.

Sui libri di carta c’è stata la vera rivoluzione. Rispetto al 2014 ho donato titoli su titoli e i libri attualmente presenti nella mia biblioteca non ancora letti sono soltanto 13, di cui 6 entrati nell’ultimo mese.

-57 Il consumismo ti insegue ovunque

Il consumismo è una piaga. Ne siamo pervasi. Internet ha accelerato il fenomeno, purtroppo, per vari motivi. Non solo puoi comprare quasi qualsiasi cosa in qualsiasi momento ti viene voglia, ma la pressione all’acquisto arriva anche dalle tue fonti informative e dai tuoi amici.

I giornali online, specialmente quelli nativi digitali (nel senso che non hanno uno storico su carta o su altri mezzi) hanno capito che per sostenersi hanno bisogno di avvalersi anche delle opportunità di guadagnare una percentuale dai prodotti che promuovono direttamente. Il Post, per esempio, ha una newsletter dedicata a suggerire prodotti da comprare (su Amazon) e scrive periodicamente articoli su cosa comprare, soprattutto in questo periodo dell’anno in cui gli acquisti online si moltiplicano per via del Natale in arrivo. Consumismo puro.

Lo stesso viene da amici e persone che segui online (in passato lo facevo anch’io!) che su newsletter, articoli e post su altre piattaforme recensiscono prodotti o semplicemente ti suggeriscono genuinamente prodotti che hanno comprato e che potresti usare anche tu. Con un link ad Amazon che contiene un codice che permette loro di trattenere una piccola percentuale sugli acquisti. Non è questo un incentivo al consumismo?

Forte di queste riflessioni da un po’ di tempo evito di scrivere di prodotti che reputo utili e che uso, proprio per non incentivare l’acquisto di qualcosa di cui probabilmente non hai bisogno. Lo so, è una battaglia quotidiana, perché quando i siti che frequenti e i contenuti che… consumi ti suggeriscono acquisti continuamente, comprare diventa quasi qualcosa di inconscio o di naturale.

Io stesso, quest’anno, mi sono interrogato sul comprare un nuovo computer portatile o comprare un nuovo ebook reader, convincendomi che ne avevo bisogno. Posso lavorare in un caffè col mio portatile che non ha più la ventola funzionante e ha un problema nella cerniera dello schermo? Troppo fragile, meglio comprarne uno nuovo no? Ho dedicato ore a cercarne uno nuovo per poi decidere di farne a meno, almeno per un altro po’. Il mio portatile ha 9 anni e potrebbe tranquilllamente arrivare a 10, no? Il mio ebook reader ha circa 7 anni e si è usurato. Lo schermo non risponde al tocco in maniera efficiente. È uscito un nuovo modello fiammante, perché non sostituirlo? Ho i soldi: perché non migliorare leggermente la mia qualità della vita. A che mi servono i soldi che ho disponibili se non li spendo? Questo è consumismo. Disporre di denaro in eccesso e pensare che sia legittimo usarlo per sostituire prodotti che funzionano. Perché no? Lo fanno tutti. Poi succede che leggi Sapiens di Harari e il consumismo torna fuori:

L’etica capitalistico-consumistica è rivoluzionaria sotto un altro aspetto. Quasi tutti i sistemi etici presentavano agli uomini un patto piuttosto oneroso. Promettevano il paradiso, ma solo se avessero coltivato la compassione e la tolleranza, vinto la bramosia e l’ira, contenuto i propri interessi egoistici. Per i più era una lotta dura. La storia dell’etica è una triste rassegna di splendidi ideali cui nessuno è riuscito a tener fede. La maggior parte dei cristiani non ha imitato Cristo, la maggior parte dei buddhisti non ha seguito l’esempio di Buddha e la maggior parte dei confuciani avrebbero fatto venire uno scatto di nervi a Confucio. Per contrasto, quasi tutti oggi seguono con successo l’ideale capitalistico-consumistico. La nuova etica promette il paradiso a condizione che i ricchi restino avidi e spendano il loro tempo a fare ancora più soldi, e che le masse diano libero sfogo alle loro voglie e passioni –e comprino di più, sempre di più. Questa è la prima religione nella storia i cui seguaci fanno effettivamente quello che viene chiesto loro di fare. Come facciamo però a sapere che in cambio avremo il paradiso? L’abbiamo visto in televisione.

Sapiens di Harari (Bompiani)

No, mi dispiace, non aderisco all’ideale capitalistico-consumistico o almeno cerco di resistere il più possibile. Non è impossibile, anzi. Basta pensarci un po’, identificarlo quando lo vedi e chiederti: ne ho veramente bisogno?

Il tutto poi ha conseguenze anche sulla salute, sempre da Sapiens:

L’obesità rappresenta per il consumismo una doppia vittoria. Invece di mangiare poco, cosa che porterebbe alla contrazione economica, la gente mangia troppo, per cui compra anche i prodotti per la dieta, contribuendo doppiamente alla crescita economica.

Sapiens di Harari

No, a questa crescita economica non voglio contribuire.

Pensaci ogni volta parli in pubblico di un prodotto o di un’azienda. Che tu ne tragga un vantaggio diretto o meno, indirettamente stai promuovendo il consumismo.

-60 Un progetto di apprendimento

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Ieri ho dedicato del tempo a classificare i miei libri digitali. Una collezione di oltre 6000 titoli che quest’anno sono molto cresciuti. Più di quanto sia riuscito a leggere, anche se ormai sono prossimo a 80 titoli letti. L’obiettivo di 100 non è lontano, ma non ce la farò. Poco male. Invece di contarli, ho pensato che è il momento di aggiungere ulteriore intenzionalità a ciò che leggo. Quest’anno ho letto molta narrativa, ben 44 titoli, compresi quelli iniziati e non portati a termine per un motivo o per un altro. Ho letto poco in inglese (meno del 20%) e meno della metà di libri non fiction.

Per il 2022, cominciando da novembre, voglio darmi delle nuove regole e studiare dei progetti di apprendimento, da portare avanti uno al mese, o quasi. Regole:

  • Privilegiare i titoli che sono stati pubblicati almeno 5 anni fa. Ciò significa attingere dai titoli pubblicati dal 2015 andando indietro. Vale il principio che se un libro pubblicato anni fa è ancora valido, il suo valore è n volte superiore a un libro nuovo o più recente che non ha ancora superato la prova del tempo;
  • Privilegiare la non fiction. Per anni ho letto molti più saggi che romanzi e negli ultimi anni ho invertito la rotta in modo netto. Si tratta di riequilibrare. La narrativa è utile per mille motivi, ma ho anche temi su cui mi voglio formare e aggiornare, ragion per cui la quota di non fiction deve per forza salire.
  • Privilegiare titoli non americani o anglosassoni. Vale soprattutto per la narrativa. Quest’anno la quota di narrativa anglosassone letta ha superato il 40%. Meno della metà, bene, ma una quota ancora troppo alta, considerando che la narrativa è un modo fantastico di viaggiare nel mondo. Credo che il mercato editoriale spinga molto sui titoli USA/UK, per ragioni varie, quindi c’è da applicare intenzionalità e resistere.
  • Privilegiare titoli scritti da donne. Su questo vado a periodi alterni. Se non ci penso, finisco per leggere quasi solo uomini, perché il mercato pubblica più uomini, forse a esclusione di alcuni generi letterari su cui le donne sono la totalità o quasi (romance, che non leggo).
  • Privilegiare libri scritti in inglese. Ho letto troppo poco in inglese. Mi sono un po’ seduto, per leggere libri insieme ad altri e poterli citare in italiano. Per comodità. Basta. Leggendo più non fiction posso riequilibrare questo dato. Idealmente potrei leggere quasi tutta la non fiction in inglese, quindi punto al 40% almeno.

Progetto di apprendimento

Lo spunto viene da un articolo che ho messo da parte tempo fa. Ci torno su nei prossimi giorni. Per ora ti basta sapere che intendo, mese per mese, scegliere un macro argomento tra quelli più importanti per sviluppare la mia conoscenza, personale e professionale, raccogliere i libri che ho sull’argomento e leggerli insieme. Almeno 2-3-4 titoli da leggere insieme, per una lettura che produca poi degli appunti su cui lavorare, in un modo o in un altro. Da applicare sul lavoro o nella quotidianità. Invece di leggere lo stesso numero di libri su argomenti diversi, andrò in verticale. Ogni mese un argomento, su cui fare il punto settimana dopo settimana. Ciò è anche coerente con le attività della mia community, Sapere Imparare, su cui andrò a documentare questo percorso.

La giornata incombe. Tempo di completare la mia routine del mattino, con meditazione ed esercizio fisico e mettermi in moto con i primi impegni della mattina.

-65 In continuo divenire

“Lasciate che la gente abbia le proprie opinioni. Anzi, ancora meglio: che si innamori delle proprie opinioni, come io e voi siamo innamorati delle nostre. Ma non ingannatevi pensando di aver bisogno della benedizione di qualcuno (o della sua comprensione) per portare avanti il vostro lavoro creativo. Ricordate sempre che il giudizio degli altri non vi riguarda.”

Elizabeth Gilbert, Big Magic

Avevo cominciato a scrivere questo post selezionando una citazione e poi la vita ha preso il sopravvento, come ogni tanto succede. Soprattutto per le giornate non totalmente pianificate. A conferma che è sempre bene lasciare in ogni giornata delle ore in cui lasciare che la giornata si sviluppi, con cose da fare che non hanno una scadenza immediata. Oggi è andata così.

Dalle 10 alle 20, quasi, sono andato col pilota automatico. Non perché avessi pianificato tutto, anzi, quasi il contrario. Ormai sono abituato, quando si tratta di prendere impegni che coinvolgono terzi, ad avere delle cancellazioni, degli imprevisti e dei piacevoli fuori programma. Non mi sono goduto il fantastico sole di oggi. Non ho passeggiato. Ho solo un po’ guidato. Ho dovuto fare i conti con una situazione spiacevole imprevista, in cui ho perso il controllo del mio tempo, per un paio d’ore circa, ripagato poi da un altro imprevisto, questa volta piacevole, incolonnato subito a seguire.

Se c’è una cosa di cui certamente non mi posso lamentare è come le mie giornate siano ognuna diversa dalle altre e comprendano confronti con persone di diversa estrazione ed esperienza. Il virtuale di blog, chat, email, live video, bilanciato dal faccia a faccia. Con i limiti del non poter viaggiare all’estero, del ridurre le emissioni di gas clima alteranti, di cercare lo straordinario nell’ordinario di ogni giorno, posso dire che quest’anno è stato uno dei migliori anni della mia vita. Sembra una frase impegnativa da scrivere, ma la scrivo a ragion veduta. Ci sono anni in cui ho visitato decine di città e di paesi, in cui ho conosciuto e frequentato, online e di persona, in Italia e all’estero, diverse centinaia di persone, coltivando le relazioni a distanza intorno al globo grazie a internet e viaggi in aereo. Non li rimpiango e sono felice di aver fatto quelle esperienze, perché mi hanno reso la persona consapevole che sono oggi.

Se c’è un filo conduttore in questo nuovo equilibrio è il valore dell’incontro e del contatto diretto, personale, fisico. Il contrario di quanto vivono la maggior parte delle persone oggi, assorbite dalle relazioni online. Non sento assolutamente la mancanza degli amici e del contatto quotidiano con persone lontane migliaia di chilometri e sono contento della scelta di coltivare relazioni su scala locale, anche grazie a internet. Con gli amici che non hanno tempo di frequentarmi di persona, pur potendolo fare, non coltivo neanche relazioni online. Ne faccio volentieri a meno.

La citazione di Elizabeth Gilbert potrebbe essere estesa alla vita in generale. Non ho bisogno della benedizione di nessuno per fare la vita che voglio, con le scelte che ritengono giuste per me. Se la regola è tenere la tv accesa durante i pasti, io la tengo spenta. Se è bere il caffè la mattina, io bevo il tè verde perché mi fa bene. Se è comunicare con WhatsApp, io uso Telegram e Signal. Se è cenare alle 20 o più tardi, io ceno alle 17 o alle 18. Se è tenere sempre un brusio di fondo con la tv, io preferisco il silenzio. Se è guardare serie tv in streaming, io guardo film al cinema.

Ho la fortuna di stare in salute e di apprezzare ciò che ho. Non ho bisogno di lavorare ore e ore per mantenere una casa più grande, un mutuo, una macchina nuova, un nuovo guardaroba, una vacanza a Capodanno, ristoranti gourmet, l’ultimo smartphone da 1000 euro o il computer da 2000. Lavoro quanto mi basta e il resto del tempo liberato mi godo ciò che ho. Sono ricco, perché guadagno più di quanto mi costa vivere e soddisfare i miei bisogni e desideri. Più ricco di chi ha uno stipendio fisso n volte superiore al mio. Ora è il momento di scrivere qualche pensiero nel mio journal privato. La fine dell’anno è ormai prossima e, nonostante le incertezze di questo 2021, posso dire che l’esperienza è positiva.