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Ayahuasca

Dopo averne letto in giro, aver visto il documentario che ti ripropongo e, ora, aver letto il racconto dell’esperienza di una persona che stimo, ho ancora più voglia di fare questa esperienza con l’ayahuasca.

Se hai fatto anche tu un’esperienza simile o hai informazioni da condividere in merito, ti sarei grato se ti mettessi in contatto con me, con un commento o in privato.

Grazie!

Onestà

Dal video di cui sopra ho fatto una breve ricerca e ho trovato il libro, da cui è tratto il testo che viene recitato al suo interno. Ho trovato anche l’edizione italiana del libro che lo contiene – Consolazioni di David Whyte – e riporto l’estratto a seguire.

Parole su cui meditare.

Onestà

si raggiunge attraversando la porta del dolore e della perdita. Dove non possiamo andare con la mente, con la memoria o con il corpo, è dove non possiamo essere sinceri con gli altri, con il mondo o con noi stessi. La paura della perdita, in una forma o nell’altra, motiva tutte le disonestà consapevoli o no. Tutti noi abbiamo paura della perdita in tutte le sue forme. Tutti noi, a volte, siamo ossessionati o sopraffatti dalla possibilità di una scomparsa. Tutti noi, quindi, siamo a un passo dalla disonestà. Ogni essere umano abita in prossimità della rivelazione che ha paura di varcare. L’onestà sta nel capire la nostra intima e necessaria relazione col non voler ascoltare la verità.

La capacità di dire la verità corrisponde quasi esattamente alla capacità di stare trepidanti alla sua porta, e varcarne la soglia per diventare ciò che vogliamo: un guerriero spirituale perfettamente sincero, capace di affrontare ogni circostanza. L’onestà non è rivelare alcune verità fondamentali che ci conferiscono potere sulla vita o sugli altri, o persino sul sé. È l’incarnazione della vulnerabilità che si dispiega nell’esistenza, in cui riconosciamo di sentirci impotenti, di sapere poco, di temere l’ignoto e di essere sconcertati dalla perdita abbondantemente presente anche nella vita più comune.

L’onestà è radicata nell’umiltà, anzi, nell’umiliazione, e nell’ammettere esattamente dove siamo impotenti. L’onestà non si trova nel rivelare la verità, ma nel capire quanto sia profonda la paura che ne abbiamo. In effetti diventare onesti è incarnarsi completamente e nell’impotenza. L’onestà ci consente di vivere senza sapere. Non conosciamo tutta la storia, né chi siamo in questa storia, né chi ha colpa, né chi porta il biasimo fino alla fine. L’onestà non è un’arma per tenere a bada la perdita e il crepacuore. L’onestà è la diagnosi della nostra capacità di cadere a terra, di fallire nella realtà, il terreno più difficile da raggiungere, il posto in cui abitiamo davvero, la frontiera che vive e respira, in cui non esiste alcuna scelta realistica tra profitto e perdita.

Consolazioni di David Whyte

Fonte

Una vita, tante vite

Tre anni fa scrivevo di essere arrivato a San Francisco, pronto a tante (più o meno) nuove esperienze. Sarei rimasto per 6 settimane. In quelle 6 settimane, in effetti, ne ho avute di esperienze. Tutte straordinarie, anche se molte totalmente ordinarie, da cittadino più che da turista. Sfogliare il New Yorker a colazione, appena portato dal postino. Fare spesa al mercatino biologico e comprare mirtilli e avocado. Prendere il sole in Marshall’s Beach con lo sfondo del Golden Gate Bridge e la nebbia che viene e va dall’oceano. Passare una mattina in casa con la nebbia che sale, ad agosto, tipico di San Francisco. Girare per librerie indipendenti e partecipare a qualche presentazione di libro con l’autore, in tour per l’America. Fare spesa da Trader’s Joe come se andassi alla Coop. Prendere il minimetro per andare a lezione di yoga con il mio materassino, in una mattina di un giorno feriale ordinario. Andare in biblioteca a vedere un film di Agnes Varda. Fotografare i murales in giro per la città. Prendere un caffè e fare due passi a Dolores Park con un amico. Vedere uomini uscire la mattina presto, con 15 gradi, a portare a spasso al cane in infradito e maglietta. Poi c’è stato il giro a Sacramento, con tappa dove hanno girato Lady Bird. Tappa a Los Angeles in un weekend molto familiare e poco glamour, con aereo e auto a noleggio, senza pensieri come se prendessi il treno.

Esperienze straordinarie tanto più ordinarie, perché chi viaggia negli USA spesso non ha modo di fare niente di tutto ciò, costretto dal tempo limitato del viaggio e dalle mete turistiche da visitare.

Questa è giusto una delle tante vite che ho vissuto, viaggiando per settimane in giro per il mondo. È grazie a queste esperienze se sono la persona che sono, oggi. Senza la dimensione del viaggio, certamente sarei diverso. Meno aperto, più ignorante, meno consapevole delle tante possibilità di vivere la vita su questo pianeta.

Primo su Google, 16 anni fa

Segno dei tempi (= algoritmi) che cambiano, 16 anni fa lasciavo una traccia, compiaciuto, sul fatto che cercando luca su Google, il primo risultato fosse il mio blog. Oggi, ovviamente non è più così. Non perché Pixar ha distribuito un film d’animazione col mio stesso nome, ma perché Google ha cambiato la propria ricetta migliaia di volte nel frattempo, cambiando i parametri di valutazione.

Se la prima era dei blog e dei blogger, cavalcata quasi inconsapevolmente dal sottoscritto, è nata ed è durata per qualche anno, il merito è tutto di Google e, a cascata, chi ne ha saputo approfittare. Quel che si dice trovarsi al posto giusto, al momento giusto. Oggi, replicando le stesse azioni, tutto l’insieme della blogosfera non avrebbe la stessa visibilità. Allo stesso modo altri soggetti hanno saputo essere sulla piattaforma giusta al momento giusto e l’algoritmo della stessa piattaforma li ha premiati e oggi godono di una posizione di forza.

Un po’ come il successo, arrivare in alto è alla portata di molti. Restare in cima per lungo tempo è alla portata di pochissimi. I più lungimiranti colgono il calo dell’onda e provano a salire su un’altra. Altri cercano di vendere ciò che possono all’audience che si sono creati, prima che l’algoritmo cambi o quando non hanno più voglia di dedicare la propria vita ad attività che hanno poco o nulla del divertimento con cui sono cominciate.

Sic transit gloria mundi. I latini avevano ragione.

Guardandomi indietro di 16 anni sono felice di ciò che ho costruito nel cavalcare l’onda e non ho alcun rimpianto nell’aver deciso, consapevolmente, di non cavalcare altre onde su altre piattaforme, con regole d’ingaggio che a un certo punto non mi sono più sentito di poter condividere. È stato eccitante, divertente, istruttivo e questo momento è nel passato. Terminato. Oggi ho 16 anni di più, i miei valori sono in parte cambiate, insieme alle mie priorità. Chissà come saranno i prossimi 16 anni. Di certo non inseguo più alcuna onda. Non almeno con le regole decise dalle piattaforme oggi più popolari.