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Libri

La mia antibiblioteca e come crearne una

antibiblioteca

Da anni, con l’avvento degli ebook, combatto con un dualismo interno infinito. Da un lato cerco di dedicare tanto tempo alla lettura, per espandere il più possibile la conoscenza sui temi che mi appassionano, finendo per aggiungere alla mia biblioteca personale più libri di quanto possa umanamente leggere nellì’arco della mia vita. Dall’altro credo nell’idea di liberarsi degli oggetti inutili e superflui, fisici o digitali: perché tenere 10 magliette che non hai usato nell’arco di un anno? Perché tenere quindi, nella biblioteca digitale, libri a bassa priorità che sai che non leggerai per anni o forse mai?

Finalmente sono venuto a patti con me stesso e ho trovato la ragione per tenere i libri che mi interessano e che so che difficilmente leggerò: per costruirmi un’antibiblioteca!

L’idea dell’antibiblioteca

L’idea dell’antibiblioteca nasce da Umberto Eco e dalla sua collezione di oltre 30.000 libri (fisici). Il concetto viene … Continua a leggere

Cose che succedono la notte e Tempi eccitanti

Leggere narrativa può essere fonte di grande soddisfazione. Non è la prima volta che lo scrivo. Ultimi due esempi.

Cose che succedono la notte

Peter Cameron è uno dei miei autori preferiti e questo è il suo ultimo libro. Letto a scatola chiusa, senza neanche sapere la trama, mi ha un po’ spiazzato.

Rientra nel genere di libri che ti proiettano in un mondo completamente diverso dal tuo, per non dire simbolico e surreale, od onirico. Vale la pena ogni tanto confrontarsi con questo genere di libri, che di solito non amo, per uscire dalla propria zona di comfort. La scrittura è sempre piacevole, anche quando ciò che viene descritto sembra avere poco senso. Il fatto che sia non sia eccessivamente lungo gioca a suo favore.

Cose che succedono la notte: una recensione.

Tempi eccitanti

L’avevo visto segnalato nel mondo anglosassone nei mesi scorsi ed è stato … Continua a leggere

Simulmatics: L’influenza politica degli algoritmi 50 anni fa

Un libro, IF THEN di Jill Lepore, racconta come nell’America di Kennedy e dei primi super computer grandi come una stanza, un’azienda ha immaginato di ordinare gli americani in 480 diverse categorie e promuovere messaggi politici su misura.

What seemed frightening and even immoral fifty years ago we now mostly take for granted. We shouldn’t. Facebook places its billions of customers into many more than 480 categories, based not on voluntary surveys but on pervasive surveillance. Machine-learning techniques intuit cultural “affinities” and political preferences. The algorithms sort users by location, education level, languages, financial standing, property ownership, occupation, age, gender, sexual preference, and relationship status. They track almost everything you buy, read, or watch. Facebook knows who is connected to, related to, and interested in whom.

I commentatori dell’epoca si scandalizzarono. Nessuno si scandalizza di come Facebook permetta la stessa categorizzazione, in modo estremamente più … Continua a leggere

Prendere decisioni in uno scenario di radicale incertezza

Comprendere che il mondo in cui viviamo è complesso (vero Davide?) ci aiuta a prendere decisioni in modo diverso. Una differenza sostanziale è non puntare alla soluzione migliore in assoluto, quella più conveniente, ma la soluzione che ci permette di avere le condizioni migliori, tenendo conto di più ampi fattori di rischio e di incertezza.

When making decisions, instead of asking ourselves which option will give us the best results, we should be asking which option will give us good-enough results under the widest range of future states of the world. Instead of trying to maximise return on investment in our retirement account, we should be setting a financial goal and then choosing investments that will allow us to achieve that goal under the widest set of future financial circumstances. Instead of looking for the ‘best’ job, we should be looking for a job that will be good enough
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Sei sotto il mio incantesimo

Se mi avessi dato per disperso in queste settimane (mesi?), non ti darei affatto torto. L’estate è stata intensa e questa intensità si è dilatata fino alla fine di ottobre. L’unico fattore in grado di modificare le mie abitudini è il Presidente del Consiglio con i suoi DPCM. L’ultimo in particolare, più il prossimo che arriverà a novembre, ha tagliato una buona parte della mia vita fuori casa, sospendendo yoga, palestra e cinema. Molto probabilmente, con le sue forti raccomandazioni, inibirà buona parte della vita sociale in spazi privati. Solo allora tornerò a uno stato simile a quello del confinamento primaverile, dove avevo le mie routine di lettura, scrittura e spazio per le passioni, in solitario. Ancora non è così e per questo non mi rassegno a vivere socialmente, ma torno a scrivere perché il tempo per riflettere sulle esperienze è aumentato, a svantaggio delle esperienze stesse. Poco male, … Continua a leggere