Un blocco di appunti pubblico

Il mio blogging ha sempre voluto condividere risorse – link, articoli, servizi web, esperienze, scoperte – in pubblico. Per periodi limitati, più qui che su Pandemia, è stato introspettivo e personale. Ho un profondo rispetto della dimensione privata della persona, alla faccia di chi sostiene, spesso per un interesse, che la privacy non esiste. Per questo, quasi un anno fa, avevo deciso di condividere l’esperienza del reinventare un lavoro, annunciando il mio abbandono del social media marketing, attraverso una newsletter. Una newsletter, per quanto pubblica, aveva il vantaggio di essere ricevuta da chi aveva espresso un interesse diretto e che aveva quindi un legame con me. Veniva ricevuta nella casella di posta elettronica: uno spazio percepito come privato e quindi più amichevole per confidenze più personale e intime. Più adatto, come mezzo, per aprirsi e rendersi più vulnerabili. L’altro vantaggio è che, con un semplice gesto, il destinatario poteva rispondere e dire la sua, in modo altrettanto privato e personale.

Oggi voglio provare a portare questa dimensione intima e personale in uno spazio completamente pubblico, dove anche gli sconosciuti e i nemici possono leggere e farsi un’idea, se capita e se lo vogliono. Entro certi limiti, questo blog prenderà il posto della newsletter, così da permettere di condividere pensieri, opinioni, aneddoti, esperienze, senza che queste debbano attendere di meritare di essere descritte con coerenza e con un filo logico in un invio della newsletter. Allo stesso tempo questi pensieri possono raggiungere un pubblico aggiuntivo, curioso di interagire o che, come l’ago in un pagliaio, trova un mio post dopo una ricerca online con qualche parola chiave.

La newsletter non sparisce, ma diventa quindi un appuntamento in cui fare il riassunto delle puntate precedenti, con una punta intimista che riassume il tutto e rimette in prospettiva le singole esperienze, che restano qui su questo blog, prima ancora di essere segnalate sulla newsletter. Non come un digest della settimana o dell’ultimo periodo, ma come spunti di una conversazione che li lega tra loro.

Scrivo per farmi leggere, certo, ma soprattutto scrivo per me. Per chiarirmi le idee, per cercare (e trovare, spero) nuove affinità, per usare la scrittura come forma di terapia, per lasciare un messaggio in bottiglia nel mare della rete, almeno finché il dominio verrà mantenuto insieme allo spazio web. Nulla è per sempre.

Testi digitali che si affiancano ai testi scritti a mano su quaderni e taccuini, alcuni pensati per essere distrutti una volta completati, altri pensati per restare.

In questa fase della mia vita sento il bisogno di essere maggiormente compreso. Non sento di esserlo quanto vorrei. Quota parte di responsabilità è mia. Il nuovo corso del mio scrivere, anche qui in pubblico e in rete, vuole essere un contributo a esprimere meglio ciò che sento e ciò che sono, al di là del Luca che puoi aver conosciuto nel suo lavoro, sui suoi libri o rispetto alla sua presenza in rete del recente passato. C’è molto di più e tanto ancora da scoprire.