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Venti Gennaio

10 anni fa

Il mio percorso minimalista , determinato, risale probabilmente all’estate del 2011, ovvero circa 10 anni fa. Quanta strada ho fatto nel frattempo, letteralmente. Non cammino più così tanto, ma ho ridotto notevolmente lo spazio occupato nel mio ambiente vitale quotidiano: meno libri, meno mobili, meno vestiti, meno carta, meno oggetti. Più tempo per cucinare e preparare cibi, molto di più. Cibo più sano. Sono fiero del cambiamento e dell’essere riuscito a mantenere questo spirito nel tempo.

7 anni fa

Mi avviavo al journal, dopo aver letto, guarda caso, un libro molto pratico. A proposito di gestione del tempo e riflessione sulle abitudini. Era nel mio destino.

5 anni fa

Entusiasta della mia docenza universitario, mi concentravo sullo sperimentare modalità più moderne per insegnare. Quell’entusiasmo è venuto presto meno, sia perché la maggior parte degli studenti era interessata soltanto a passare l’esame, sia perché l’ambiente universitario non incentiva in alcun modo l’innovazione e la sperimentazione. Peccato, ma è stata comunque una bella sfida.

Marie Kondo e le relazioni

When you feel something’s not quite right with your network, see that as a sign. Believe that you can have a more fulfilling life and contribute more to the lives of others when you are comfortable. Then say goodbye with gratitude to any relationships you no longer need and nurture those that you decide to keep.

Marie Kondo, Joy at Work

C’è chi la ama e chi la odia. Marie Kondo, regina del decluttering spende parole anche sulle relazioni. La citazione dal suo ultimo libro, nel frattempo tradotto anche in italiano – non te lo consiglio, non ne ho un buon ricordo – riemerge oggi, a conferma della mia ricerca, non unico, sulle relazioni e sull’amicizia.

Marie Kondo soffia sul (mio) fuoco. Mi rafforza nella decisione di dire arrivederci a relazioni consolidate che non hanno più ragione di essere o, meglio, che nel frattempo hanno perso la loro ragione d’essere. Meglio dedicarsi alla coltivazione delle altre che restano. Il cerchio si riduce ulteriormente, ma è un bene.

Negli ultimi due anni, nelle finestre estive, ho dedicato fin troppo tempo a sostenere relazioni per buon cuore, per inerzia. D’ora in poi a quegli inviti risponderò con un candido e netto no, grazie. Marie Kondo ha ancora una volta ragione. Con grazia e leggerezza.

La voglia di viaggiare

Mi è tornata la voglia di viaggiare, complice la citazione a seguire, che mi ha risvegliato qualcosa:

[…] è viaggiando che si apprende la saggezza

Proverbio vietnamita citato in Quando le montagne cantano

Per quanto abbia fatto di necessità virtù, negli ultimi due anni, sento che la dimensione del viaggio mi manca. Esplorare città, assaggiare cibi nuovi, confrontarsi con culture diverse. Imparare semplicemente camminando in strada, dalle insegne, dalle vetrine, dalle abitudini dei passanti. Tutto questo mi manca e non lo si può sostituire né con la narrativa, né con il cinema, per quanto siano modi validissimi e pratici per viaggiare in mancanza di altre opportunità.

Se poi c’è una cosa che mi pento di non aver fatto, in tanti fantastici viaggi, è questo:

Keep a journal from the outset of your travels, and discipline yourself to make a new entry every day. Feel free to be as brief or as rambling as you want. Keep track of stories, events, feelings, differences, and impressions. The result will be a remarkable record of your experiences and growth.

Rolf Potts, Vagabonding

Ogni giorno in viaggio è uno spunto. Trovato in una libreria, offerto dall’incontro con una persona, mangiando qualcosa. Aver perso questi spunti o non averli sistematizzati in un archivio è un patrimonio perso. Sì, è difficile mantenere un equilibrio tra esplorare di più e tracciare ciò che si esplora mentre si esplora. Il tempo in viaggio è sempre troppo poco, ma comprendo ora che tenere un journal, anche sintetico, è una ricchezza che acquista valore con il tempo.

Di positivo c’è che in questi mesi ho risparmiato e sono pronto a investire questo risparmio in nuove esperienze, appena ce ne sarà l’opportunità.

Air conditioner e Aline Frazão

Ogni giorno sembra uguale al precedente, in questo gennaio di semi lockdown casalingo, eppur non lo è. Basta un film, un brano musicale, un libro a renderlo diverso e unico. Il potere dell’arte e delle storie.

Ogni giorno che passa sono sempre più felice di aver attivato un abbonamento annuale a Mubi (72 euro) e poter godere di una selezione di film curati con attenzione, da ogni angolo del pianeta. Avevo messo in lista da qualche settimana Air conditioner, sia per il paese d’origine (Angola), sia per il fatto che fosse una esclusiva Mubi, proveniente dal circuito dei festival internazionali. Scelta azzeccata.

Ieri sera avevo meno d’un’ora e mezza per vedere qualcosa e la scelta è caduta appunto su Air conditioner, che dura 73 minuti. Il film è evidentemente girato con pochi mezzi e il panorama non è quello che vedi di solito al cinema. Niente di bello, come non è bello un quartiere di una capitale africana di un paese come può essere l’Angola. Qual è la capitale dell’Angola? Luanda. Quando ne hai sentito parlare l’ultima volta? Forse mai, forse per la guerra di non molto tempo fa. Sta di fatto che in Angola si parla portoghese, eredità dei colonizzatori. Il film è ovviamente in portoghese, con sottotitoli anche in italiano.

Ciò che mi ha colpito del film è la bellissima colonna sonora a opera di un’artista locale che ora seguo su Spotify: Aline Frazão. Ti consiglio in particolare Mino’s dream again.

Prima o dopo la visione del film ti invito anche a leggere la presentazione a opera del regista, sul blog di Mubi, notebook, che merita la lettura, se sei un vero cinefilo.


Quanto è appagante fare un piccolo sforzo di disagio produttivo e vedere un film africano, piccolo, povero, ma con storie che meritano di essere conosciute e ascoltate? Non è un’esperienza da preferire all’ennesima produzione americana, con sempre le stesse facce, gli stessi panorami, le stesse storie? Quanti film africani hai visto? Quante volte sei stato in un ristorante di cucina africana? Per quanto poche, immagino più di quanti film africani puoi aver visto in vita tua. Eppure, se mangiare in un ristorante africano è possibile solo in poche città italiane, vedere un film africano è facile, grazie a internet. Almeno qualcosa si trova. Un altro film africano, dalla Costa d’Avorio, La notte dei re, che merita la visione. Il mondo è molto più vario, ricco, colorato, vivace, sfaccettato di quanto sei portato a credere e pensare limitandoti alla pappa pronta che ti viene propinata dall’algoritmo e dalle grandi piattaforme americane. Ci vuole solo un po’ di curiosità, ma alla fine è questa che manca. Non meravigliamoci poi della società in cui viviamo, frutto di queste scelte.

Diciannove Gennaio

Ieri riposo per cambio server. Al momento ho un problema con la posta elettronica che spero di risolvere in giornata


7 anni fa

Esercizi e muscoli.

1 anno fa

Registravo saperimparare.it e proprio ora ho pagato i costi del rinnovo. Il progetto va avanti, non con la velocità che vorrei, ma va avanti. Questo è ciò che conta.