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Due anni dopo

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Sono passati due anni dal momento in cui ho deciso di mollare definitivamente il mondo del social media marketing. Cosa è successo nel frattempo? Di cosa mi occupo oggi? Come è cambiata la mia vita? In questo articolo voglio tracciare un bilancio, fare il punto della situazione e provare a vedere cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi.

Le relazioni e il benessere personale

Smettere di portare avanti un lavoro con valori in cui non credevo più ha avuto un beneficio immediato: ho liberato tanto tempo. Me lo sono potuto permettere, vero, ma ho creato le condizioni per potermelo permettere. Niente succede per caso. Puoi vincere la lotteria una volta nella vita, forse, ma non una volta al mese. Ho impiegato il tempo liberato in due modi, fondamentalmente: tempo per coltivare relazioni personali e tempo da dedicare a passioni vecchie e nuove. Entrambi i modi sono stati essenziali per raggiungere un livello di benessere personale, soprattutto a livello mentale, da non dare per acquisito o scontato. Chi è passato per un periodo di disoccupazione, volontaria o forzata, sa che chi ti circonda è spiazzato nel non poterti più mettere nella casella del lavoro che svolgi, per etichettare chi sei, nel bene e nel male.

Io non sono il mio lavoro. Continuo a pensarlo, anche se comprendo che il lavoro sia un modo per dare un senso alla propria vita e ad avere una identità riconosciuta da se stessi e dagli altri, oltre che un modo per sostentarsi ed essere indipendenti.

In questo periodo ho coltivato altri lati della mia vita che, per forza o per scelta o per poca consapevolezza, avevo trascurato. Ho acquisito maggiore consapevolezza nello scegliere chi frequentare e come passare il tempo con chi frequento. Mi sono frustrato pensando di non essere capace di avere relazioni in cui investire energie e da cui trarre stimoli intellettuali, non come avrei voluto. Ho capito sempre più che gli amici che avevo non erano in grado di farmi esprimere lati di me stesso che avrei voluto rafforzare. C’è voluto tempo, ma ho trovato il modo di conoscere nuovi amici, sperimentare me stesso in nuovi contesti e mettermi in gioco più di quanto avessi mai fatto prima. Sì, sono vago, ma c’è un motivo: tengo alla privacy e in questo contesto dovrei citare persone e circostanze che coinvolgerebbero terzi, ledendo la loro. Per questo resto nel vago, ma chi mi è più vicino può leggere tra le righe e avere una maggiore comprensione di ciò che intendo. Chi non lo è, può sempre prenotarsi per bere un tè, virtuale o reale quando sarà possibile.

Ciò che conta è che oggi, due anni dopo, ho trovato un equilibrio che mi permette di sentirmi più connesso e di esprimere me stesso a un livello superiore. Il mio equilibrio psicofisico, pur tra alti e bassi, si è mantenuto su buoni livelli ed è cresciuto nel tempo. I primi mesi sono stati dedicati al ridurre per liberare spazio per creare. Processo che, tra parentesi, è iterativo e non finisce veramente mai. Al momento di creare mi sono trovato in difficoltà, in parte sabotato da chi mi stava più vicino. Ho fatto un passo di lato per concentrarmi su altro e poi, con maggiore consapevolezza, sono tornato a giocare sul campo principale. Ho continuato a investire su me stesso, guardandomi dentro. Il periodo del lockdown è cominciato male ed è continuato a meraviglia. Ho trovato la forza interiore per cogliere l’occasione di studiare e approfondire temi senza essere disturbato e senza la pressione di tenere una vita sociale. L’eremo di casa mia è stato perfetto per acquisire conoscenze che, probabilmente, diventeranno, in un modo o in un altro, fondanti per i miei prossimi progetti.

L’estate è stata liberatoria. Dall’introspezione sono passato a darmi quasi totalmente alla socialità, riequilibrando il periodo del lockdown, anzi, andando oltre. L’estate e il clima di sperimentazione è andato oltre l’equinozio autunnale, arrivando fino a tutto ottobre. Questo ha, gioco forza, impedito ai miei progetti professionali di evolvere, ma lo stato delle mie finanze mi consente di non avere troppe pressioni, quindi  non rimpiango affatto la gestione del mio tempo. Col senno di poi, a guardar bene, potrei anche aver dato slancio a un nuovo progetto professionale, interessante anche sul piano dei ricavi, ma non è questo lo spazio per approfondire questo punto.

In breve, l’investimento su me stesso e sulle relazioni, per approfondire quelle attuali e crearne di nuove, ha contribuito a un miglioramento generale del mio benessere fisico e mentale. Il lockdown e il blocco parziale in corso mentre scrivo hanno parzialmente minato il benessere fisico, impedendomi di frequentare la palestra e le lezioni di yoga, ma non hanno fatto venire meno la voglia di continuare in questo percorso.

Il lavoro e la sfera professionale

Dopo due anni non ho ancora trovato la mia strada. Questa è la sintesi che farebbe il mio commercialista, confrontando i ricavi del 2018 con il 2019 e con il 2020.
Ho smesso di fare consulenze, ho smesso di scrivere libri, ho smesso di insegnare.
Il 2019 è andato avanti per inerzia, con le royalty sul 2018, inclusi i ricavi da curatore di una collana editoriale, due libri pubblicati e un piccolo contratto mandato avanti a tempo ridotto.
Il 2020 è partito con zero prospettive (e un clima di parziale depressione), rialzate dalla collaborazione con La Content, che mi ha incaricato di curare la loro newsletter e di scrivere post ispirazionali sul loro blog.
Questo mi ha dato fiducia: poter scrivere di ciò che voglio, come voglio, sui temi che mi stanno a cuore, per condividere idee ed esperienze a beneficio di altri. Esperienza positiva al punto da continuare nel 2021. A questo si sono aggiunti due progetti di scrittura di articoli per un’azienda su benessere psicofisico, alimentazione e stile di vita, grazie sempre a La Content. Lavorare su contenuti di qualità e sul content marketing mi ha sempre dato soddisfazione e continuerà a darmela. Con questi progetti sono riuscito a coltivare l’abitudine dello scrivere, ridotta da quando le collaborazioni giornalistiche sono venute meno e ho cominciato a scrivere con carta e penna su un diario personale la mattina, a svantaggio della tastiera e dei miei blog online.

Riducendo il tempo passato al computer e cominciando a praticare yoga, chissà perché?, il mal di schienza e i mal di testa si sono quasi azzerati. Un anno fa si rompeva il mio smartphone e decidevo di farne a meno, fino a oggi, in cui ne ho comprato uno nuovo. Per un anno, anche per i pochi impegni e il modo di intendere le priorità, ho potuto uscire di casa e fare a meno di internet. Stare seduto al ristorante e non avere la tentazione di prendere il telefono in mano. Camminare e concentrarmi su ciò che vedo di fronte a me, senza che notifiche o vibrazioni mi distraggano. Parlare e guardare chi mi sta vicino, col massimo dell’attenzione. Prova a passare una giornata in cui il tuo telefono ha la connessione dati e il Wi-Fi spenti e puoi vivere questa sensazione: quanto riesci a resistere?

Se in questo periodo ho prodotto poco, soprattutto sul piano dei ricavi, intaccando i miei risparmi (ma neanche più di tanto), ho comunque pensato a cosa fare da grande. Il progetto Equilibrio Digitale è partito e poi si è arenato. Nel frattempo in cui mi iscrivevo a yoga, in palestra e cominciavo a sperimentare in cucina, come non avevo mai fatto prima, ho avuto una idea prima e un’altra poi, che continuano a occupare le mie giornate odierne, in termini di ricerca e di studio. Inutile parlarne qui nel dettaglio, ma quel che ti posso dire è che comprendono il tema dell’imparare, l’acquisizione di conoscenza attraverso i libri e la lettura, il far parte di una comunità. Non ho ancora chiari tutti i passaggi e tutti i tasselli, ma ho ripreso a lavorare su queste idee. Dopo un periodo di lunga pausa estiva con altre priorità, ho ripreso in mano questi progetti, ricominciando a tracciare appunti, contenuti, idee, fonti. Da qui alle prossime settimane conto di riprendere il ritmo con cui le mie scoperte vengono condivise con te, sui miei blog e sulla newsletter. Devo ragionare su come organizzare bene i flussi e i contenuti, per rendere il tutto sostenibile, praticabile e fruibile, ma sono certo di essere in grado di trovare la formula più adatta. Continua a seguirmi e sarai informato sugli sviluppi.

Le abitudini e la qualità della vita

Noi siamo quello che facciamo tutti i giorni o più spesso. Non ricordo chi l’ha detto e dove l’ho letto, ma lo condivido in pieno. Per questo, due anni fa ho deciso di concentrarmi sul migliorare il mio ambiente di vita e di lavoro prima e di dedicarmi a rivedere le mie abitudini quotidiane. Va da se che il primo passaggio è stato quello di ridurre gli oggetti presenti nella mia vita. Ho donato e regalato centiaia di libri cartacei e cancellato migliaia di libri digitali che non avrei mai letto, alla faccia del concetto della biblioteca dei libri non letti che non mi ha mai convinto fino in fondo. Ho ridotto e fatto ordine nel mio guardaroba. Ho eliminato carte archiviate inutilmente. Ho riordinato, parzialmente i miei file (foto, video, libri, documenti, applicazioni): questo è forse il lavoro più estenuante e impegnativo. Terminata l’ennesima iterazione di questa fase di decluttering, anche se con mesi di pausa, ho ricominciato a costruire, prendendo appunti, rivedendo metodi di lavoro, aggiornando fonti, studiando, cercando di approfondire e di studiare. Il periodo del lockdown è stato molto positivo in questo senso. Il periodo seguente molto negativo, ma mi ha permesso di esprimere altri lati di me stesso, quindi l’insieme resta molto positivo.

Oggi mi ritorno a scrivere quasi 2000 parole e a riprendere abitudini che avevo lasciato da parte. Meditare la mattina, prendere pause regolari durante il tempo passato alla scrivania, passeggiare al mattino al mare, ascoltare podcast stimolanti, estrarre frutta e verdura: ho ricominciato a dare un senso alla giornata fin dal mattino, per sentirmi meglio fisicamente e più in controllo della mia giornata. Ho ancora molti passi per ritornare sul cammino ottimale, ma ci sto arrivando. Non si tratta di limitare le opportunità e la serendipity – un amico può manifestarsi all’improvviso, una lezione online può diventare la tana del Bianconiglio (non mi viene un modo migliore per tradurre rabbit hole) – ma di darsi delle regole per aumentare la concentrazione e favorire il raggiungimento degli obiettivi. Devo riprendere, digitale o cartaceo, a tenere un journal, trovare un equilibrio positivo con il nuovo smartphone,coltivare la socialità e le relazioni senza che mi assorbano completamente. Sfide vecchie e nuove, che rendono la quotidianità una sfida eccitante.

Prossimi passi verso il futuro

C’è da superare l’ultimo scoglio prima del vaccino di massa contro il COVID-19 e non è per adesso. Non credo che toglieremo le principali restrizioni almeno fino ad aprile, in un modo o in un altro. I prossimi mesi li dedicherò a studiare, sperimentare, scrivere e, se ci saranno le condizioni, anche a testare la domanda per un progetto un po’ bizzarro, ma promettente. C’è da consolidare le nuove abitudini e fare tesoro di quanto appreso quest’anno. Per altro, non ti resta che continuare a seguirmi.

 

Photo by Ridham Nagralawala on Unsplash

Photo by Eric BARBEAU on Unsplash

Una nuova casa per Lucaconti.it (e Pandemia.info)

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Dopo anni di ospitalità sui server di TOPIX, Lucaconti.it si è trasferito nello spazio web di un caro amico, blogger di vecchia data. Per te che leggi non cambia nulla, se non forse un sito più veloce da caricare e più sicuro, perché finalmente Nicola ha abilitato il protocollo https che impedisce a terzi di intercettare il contenuto delle pagine web che vedi qui. Magari anche i motori di ricerca apprezzano e porteranno nuovo traffico, chissà?

L’importante è che l’esperienza di lettura sia la migliore possibile per te e che l’esperienza di scrittura sia la più efficiente per me.

Un ringraziamento quindi a TOPIX e a tutto il team che mi ha supportato in questi anni. Ho perso il conto di quanti. Grazie!

Un grazie di cuore anche a Nicola che, non solo si è occupato del trasferimento dei dati del sito, ma mi sostiene nel suggerire miglioramenti e aggiustamenti, tecnici e grafici. Grazie Nicola 😉

Photo by Chris Barbalis on Unsplash

Cose che succedono la notte e Tempi eccitanti

Leggere narrativa può essere fonte di grande soddisfazione. Non è la prima volta che lo scrivo. Ultimi due esempi.

Cose che succedono la notte

Peter Cameron è uno dei miei autori preferiti e questo è il suo ultimo libro. Letto a scatola chiusa, senza neanche sapere la trama, mi ha un po’ spiazzato.

Rientra nel genere di libri che ti proiettano in un mondo completamente diverso dal tuo, per non dire simbolico e surreale, od onirico. Vale la pena ogni tanto confrontarsi con questo genere di libri, che di solito non amo, per uscire dalla propria zona di comfort. La scrittura è sempre piacevole, anche quando ciò che viene descritto sembra avere poco senso. Il fatto che sia non sia eccessivamente lungo gioca a suo favore.

Cose che succedono la notte: una recensione.

Tempi eccitanti

L’avevo visto segnalato nel mondo anglosassone nei mesi scorsi ed è stato un piacere riscoprirlo quando un amico lo ha proposto per il gruppo di lettura dei miei amici più stretti. Una piacevole sorpresa perché l’autrice irlandese descrive sentimenti, relazioni, dialoghi con uno stile asciutto, quasi asettico. In questo caso è scattato il meccanismo di identificazione con situazioni e dialoghi raccontati nella storia. È curioso e divertente quando leggi un libro e ti ci vedi in qualche modo specchiato. Come se avessi vissuto una situazione che qualcuno ha voluto riprendere in un libro. A dimostrazione che ci sentiamo unici, ma in realtà ricalchiamo, senza rendercene conto, archetipi di comportamento quasi classici. Peccato che lo abbia pubblicato una piccola casa editrice che non lo ha neanche proposto in formato digitale.

Leggere in definitiva aiuta a vivere meglio. Leggere narrativa aiuta ad ampliare gli orizzonti, oltre a permetterci di vivere il quotidiano in maniera diversa, viaggiando in mondi paralleli o rivivendo esperienze che abbiamo già vissuto. Per questo non capisco chi non ama leggere, chi preferisce guardare serie tv o scorrere il flusso infinito delle piattaforme social. Leggere un buon libro o un libro sfidante è tutto un altro vivere. Peccato per chi non lo ha ancora capito.

Tempi eccitanti: una recensione (altro…)

Simulmatics: L’influenza politica degli algoritmi 50 anni fa

Un libro, IF THEN di Jill Lepore, racconta come nell’America di Kennedy e dei primi super computer grandi come una stanza, un’azienda ha immaginato di ordinare gli americani in 480 diverse categorie e promuovere messaggi politici su misura.

What seemed frightening and even immoral fifty years ago we now mostly take for granted. We shouldn’t. Facebook places its billions of customers into many more than 480 categories, based not on voluntary surveys but on pervasive surveillance. Machine-learning techniques intuit cultural “affinities” and political preferences. The algorithms sort users by location, education level, languages, financial standing, property ownership, occupation, age, gender, sexual preference, and relationship status. They track almost everything you buy, read, or watch. Facebook knows who is connected to, related to, and interested in whom.

I commentatori dell’epoca si scandalizzarono. Nessuno si scandalizza di come Facebook permetta la stessa categorizzazione, in modo estremamente più preciso, con gli effetti facilmente comprensibili sulla percezione di realtà alternative da parte dell’opinione pubblica. Il libro è ben riassunto in un articolo del NYRB che ti consiglio vivamente di leggere.

Simulating democracy

In sottofondo sto ascoltando un mantra Lokah Samastah Sukhino Bhavantu

Rest of the world, per conoscere l’impatto del digitale oltre i tuoi confini

Coltivare una pluralità di fonti, che raccontano il mondo visto con occhi diversi, da latitudini diverse, è l’unico modo per aumentare la consapevolezza sugli effetti del digitali nella nostra società, positivi o negativi che siano.

A questo scopo rest of the world è una fonte informativa, di approfondimento, essenziale. Racconta di Tinder in Pakistan, di Telegram in Ucraina per il traffico di droga, dell’impatto del commercio elettronico in Africa.

Alcune di queste storie raccontano di come cambierà l’Italia di domani o di come altri paesi, che consideriamo poveri o pochi sviluppati, usino già il digitale in maniera più efficiente di quanto facciamo io e te.

Il sito è finanziato dalla figlia dell’ex presidente di Google. Il sito non sembra avere un’agenda, se non quella di raccontare il mondo con occhi diversi, senza problemi di far quadrare i conti, perché l’editore ha le spalle larghe e se lo può permettere.
Certamente da seguire.

rest of the world