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Vita intensa

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Il tempo passa. Assaporandolo momento per momento non passa più velocemente, ma passa più intensamente. Mi dispiace vedere questo spazio non aggiornato, perché significa che mancano tracce per il mio futuro me. In realtà non mancano, perché sono nel mio journal privato, almeno in parte, visto che nella settimana a Palermo ho vissuto e non ho documentato, se non fotograficamente.

Questo post contiene idee sparse. Un po’ per riprendere il filo, oggi che posso, un po’ per lasciare una traccia di questo periodo, un po’ per aggiornare i contatti digitali, ovunque dispersi. Almeno quelli più affezionati.


È evidente come non riesca (non voglia, non consideri prioritario) a tenere aggiornati i miei spazi digitali, per pochi che siano. Nell’ultimo periodo (potrei andare indietro a maggio 2022) ho ripreso a viaggiare intensamente, con qualche pausa. Viaggiare ha voluto dire ridurre notevolmente il consumo di media in ogni forma – film, libri, serie TV, articoli, video – e con questo anche gli spunti per scrivere e condividere. Viaggiare ha significato, come ovvio per il mio stile di viaggio, esplorare città, conoscere gente locale o in viaggio, visitare musei e mostre, passeggiare per parchi, librerie, paesaggi urbani, mangiare cibi nuovi e locali, godere della vita all’aria aperta, rompere ogni routine e stabilirne di nuove, riposare, bighellonare, vagabondare. Ciò implica, per forza di cose, meno tempo davanti agli schermi, se non per comunicare con gli amici a casa o i nuovi contatti conosciuti in viaggio, documentare il viaggio e l’esperienza con la fotografia. A differenza di altri viaggi, negli ultimi ho letto pochi libri, certamente distratto dalle comunicazioni e dalle relazioni mediate dallo smartphone. Mi sono tenuto un minimo aggiornato sui fatti correnti, ma non oltre il minimo indispensabile. Ho privilegiato l’esperienza diretta a quella mediata dagli schermi. Scelta consapevole, che farei e rifarei.

Il lavoro resta una non priorità. Lo so, per molti sembrerà una bestemmia o un’eresia. Come puoi non pensare al lavoro, Luca? Non hai le bollette, l’affitto, il mutuo, altre spese a cui pensare? Campi d’aria? E la carriera? Non penso al lavoro perché i risparmi ancora resistono e il tempo dedicato al lavoro nelle pause degli ultimi viaggi mi permette di coprire le spese ordinarie, lasciandomi risorse da investire nei viaggi. Sulla carriera non ho molto da dire. Non mi ha mai interessato e non credo mi interesserà mai. Fare carriera perché? Per sentirmi gratificato? I viaggi e le esperienze mi gratificano molto di più. Per generare valore per terzi? Preferisco investire in progetti miei o a cui tengo per valori condivisi. Per lo status o per lasciare un segno su questa terra? Non mi interessa né uno, né l’altro. Sic transit gloria mundi. La vita è oggi. Non è “lo farò quando andrò in pensione” o “aspetto le ferie per fare questo e quest’altro”. Mi sono scelto uno stile di vita con i suoi pro e contro. Valutati, soppesati e sposati. Avanti così. Quando verranno meno le condizioni al contorno, rivaluterò la situazione. Per oggi e l’immediato futuro, l’esperienza diretta, la scoperta, l’incontro, il viaggio restano le mie priorità davanti al lavoro, alla routine e ai progetti lavorativi, che si adattano alle priorità.


Palermo è stata una bella esperienza. Meglio di come me l’aspettassi. Non tutte rose e fiori, ma l’esperienza è stata comunque positiva. Buon cibo, tesori nascosti, poche ma buone esperienze umane e tanto divertimento grazie ai miei due accompagnatori che si sono prodigati nel documentare il viaggio.

Prossimamente avrò del materiale da condividere a tal proposito. Peccato per il degrado urbano evidente, per il traffico e l’inquinamento atmosferico, per l’incuria dei rifiuti (anche se non eccessiva) non raccolti e per la mancanza di alternative vegetariane (vegano nulla, praticamente) e l’uso spropositato di latticini, grassi e zuccheri che non aiutano a mantenere una dieta equilibrata in viaggio. A chi direbbe “Luca, sei in vacanza, rilassati” rispondo che una certa flessibilità va bene, ma non lo svacco totale, perché non ho alcuna intenzione di mettermi a stecchetto a casa per i bagordi in movimento. Non è nel mio stile di vita. Non per niente, pur esagerando in zuccheri e glutine, non ho preso peso in questa settimana. massa grassa sì, però.


Il mondo continua a girare, la vita continua, anche senza i miei contributi online. Fa bene tenerlo presente e registrarlo. Non mi meraviglio, anzi, me ne compiaccio. Ognuno è utile, nessuno è indispensabile. Se pensi di non poter staccare mai perché x o y hanno bisogno di te, be’, non è così e se ci rifletti un attimo puoi anche ammetterlo a te stesso. Non abbiamo bisogno di martiri, men che meno sul lavoro.


Non essere a casa per periodi prolungati implica lasciare indietro qualcosa. Non può che essere così. Ho verificato però, paradossalmente, che gli amici locali sono più attivi nel cercarmi e nel vedermi quando il mio tempo è limitato. Effetto scarsità, che aumenta il valore percepito? Chissà se qualcuno ha studiato questo fenomeno…


Qualche media l’ho comunque consumato, cercando di moderare la coda di fonti seguite, limandola un po’ o semplicemente dando per letti contenuti di cui posso tranquillamente fare a meno. Ho ascoltato la prima puntata di un podcast – If books could kill – che critica l’influenza negativa sulla cultura popolare di libri famosi: il primo è Freakonomics.

Ti consiglio vivamente l’ascolto, soprattutto se conosci il libro. Ho visto in sala Triangle of sadness con grande divertimento. Ho anche rivisto in sala Everything everywhere all at once, film che mai avrei pensato potesse avere una distribuzione italiana. Peccato che film simili non siano più popolari, ma va da sè che non tutti vogliono pensare quando vanno al cinema o guardano un film (o vanno a votare, o guardano la televisione, o fanno spesa al supermercato). Amen. Peggio per loro.


zlibrary sembra essere stato messo offline, ma in realtà non è così. Il servizio funziona ancora su browser TOR e funziona anche il bot telegram, a proposito di piattaforme distribuite.


I viaggi mi hanno permesso di tornare ad ampliare la mia rete di contatti internazionali. Con più di uno sono ancora in contatto e conto di incontrarli di nuovo, nel loro paese o in viaggio d ospitandoli nei prossimi mesi. La prima occasione inizia domani, con un altro viaggio in parte estero e in parte in Italia. Novembre è un mese in cui di solito non vado da nessuna parte. Quest’anno invece sono e sarò quasi sempre fuori. Lo stesso per Maggio. Nuove esperienze di turismo fuori dall’alta stagione. Il vero lusso di chi può fare queste scelte. Te ne rendi conto quando vedi chi viaggia e quanti viaggiano in questi periodi dell’anno. Questi sono i veri ricchi, per me.


Le novità librarie, come le novità cinematografiche si accumulano. Ho iniziato a leggere Less is lost, il seguito di Less, Premio Pulitzer per la narrativa di qualche tempo fa. Sono quasi a metà di Tasmania, di Paolo Giordano, libro classificato come narrativa anche se sembra un memoir insolito, molto personale, su cui non mi sono ancora fatto una opinione. Feltrinelli ha finalmente tradotto The Every di Dave Eggers, seguito di Il cerchio. Mondadori ha ripubblicato Snow Crash, il primo libro dove si parla di metaverso. Ho anche cominciato a leggere il memoir di Chelsea Manning, Readme.txt: mi sento arricchito a leggere il racconto di vite di persone che, in un modo o in un altro, hanno fatto la storia recente. Se piovessero stelle su questo deserto è un altro libro che conto di leggere al più presto. Potrei andare avanti per ore a commentare le ultime uscite ma mi fermo qua.

Efflusso di oratoria

Una delle più inevitabili sofferenze personali è questo molteplice efflusso di oratoria e salmodia che si leva dalla gola umana universale; sommergendo per il momento qualsivoglia riflessione, tranne quella, dolorosa, di essere piombati in un’epoca crudele, pesante, dalle orecchie d’asino, e di dovervi fare con rassegnazione la propria parte.

Thomas Carlyle, 1850

Sfogliare i libri, che non so quando leggerò, forse mai, è divertente e utile perché a volte trovi delle citazioni, in apertura, che valgono da sole il tempo speso a sfogliare.

Questa è all’inizio di Arriva l’oritteropo di Jessica Anthony, pubblicato da SUR.

Incrociare la storia quando meno te l’aspetti

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Sono a Erevan, Armenia, mentre scrivo queste parole. Per una serie di coincidenze sfortunate (tra la truffa e l’incapacità), nonostante abbia prenotato per tempo un appartamento risultato poi fantasma, mi sono trovato a dover dormire in un ostello per due notti. Me ne restano tre.

Ho dovuto anche cambiare ostello, perché nel primo ho prenotato una notte e per i giorni seguenti non c’era alcuna disponibilità. Nel primo ostello ho dormito in una stanza con due letti, il secondo occupato da un 22enne russo, studente di medicina a Erevan, con le lezioni appena cominciate. La prima cosa che mi racconta è che sono la prima persona con cui parla in inglese in un contesto che non sia una lezione e si preoccupa che lo possa capire. Parla con un forte accento, ma lo capisco benissimo. Continua raccontandomi le vicende che avevo intravisto sulle pagine dei giornali italiani soltanto il giorno prima: la fuga dalla Russia dopo la mobilitazione lanciata da Putin per la guerra contro l’Ucraina, con l’assalto agli aeroporti e tutti i voli per l’estero prenotati. Albert, questo il suo nome, mi spiega la dinamica di tutto ciò: tutti gli uomini fino a una certa età, incluso suo padre, hanno ricevuto un SMS che li invitava a presentarsi per un controllo delle proprie condizioni di salute ai fini susseguenti dell’arruolamento. La mancata presentazione a tale appuntamento prevede una pena da 10 a 15 anni di prigione. Il commento della madre di Albert, in un colloquio con il figlio, è stato: meglio 10 anni di prigione e uscirne vivi che andare in guerra. Buon senso, più che saggezza.

Ieri ho cambiato ostello, faticando a trovare un’altra sistemazione a un prezzo ragionevole. Inizialmente ho pensato che fosse dovuto all’incremento del turismo a Erevan, poi ho capito, anche perché più di una persona incontrata qui mi ha fatto lo stesso commento, che si tratta di russi usciti dalla Russia per evitare la potenziale coscrizione, non solo da questa settimana. Tutto ciò è così vero che il mio ostello sembra un campo profughi. Non so se i gestori, non proprio amanti del sapone, lo gestiscano sempre in questo modo, ma stamattina mi sono svegliato con un ragazzo a dormire con un materasso sul pavimento, nella mia stanza già piccola, e i proprietari a dormire nel corridoio con materassi sul pavimento. Il fatto che questi materassi fossero già disponibili mi fa pensare che non sono usati di rado.

Ciliegina sulla torta, per organizzare la giornata mi vesto e porto il computer sul tavolo esterno, a scrivere un po’, e ci trovo due ragazzi a lavorare col proprio computer. Fuori dal cancello c’è qualcuno che chiede di entrare, apro, e si tratta di un altro ragazzo, che saluta tutti cordialmente. Si tratta, guarda caso, di un russo, alla ricerca di un posto dove dormire – in questo momento sono le 8:53 del mattino – e scopro che anche gli altri due ragazzi sono russi. L’ultimo arrivato, senza alcun riferimento diretto, mi fa capire che è qui, insieme agli altri, per lo stesso motivo: evitare di essere chiamato per andare in guerra. Si presenta come uno specialista IT e mi chiede di che mi occupo. Sembra che tutti e tre i ragazzi siano in qualche modo lavoratori digitali. Mi racconta di essere venuto in Italia per una conferenza scientifica e di avere bei ricordi, tra Roma, Torino, Milano, Venezia. Io non gli faccio domande dirette che potrebbero metterlo in imbarazzo. Lui mi chiede della crisi del gas in Italia, se è vero che ci sono proteste pubbliche, e che cosa sta succedendo. Gli spiego brevemente la situazione e aggiungo le prossime elezioni imminenti. Breve ma piacevole conversazione di scambio. I russi gli fanno una domanda, lui si scusa e si mette a parlare in russo.

18:53

Non ho potuto finire di pubblicare il post per mancanza di tempo: sono dovuto scappare per un giro turistico fuori da Yerevan, previsto per le 10. La conversazione con il russo è continuata in relazione proprio alla situazione russa e così si è fatto tardi e ho dovuto chiudere.

La conversazione è stata per certi versi illuminante. Il russo, chiamiamolo Ivan per semplicità, in sintesi, mi ha illustrato alcuni elementi della propaganda russa, definendola propaganda: la protezione dei russi che vivono in Ucraina nelle province al confine, la necessità del referendum o pseudo tale in corso questo fine settimana, la fornitura di armi americane all’Ucraina come dimostrazione dell’interesse del complesso militare industriale nel volere la guerra contro la Russia. Al di là della propaganda, ha ben presente cosa sia la guerra e non ha nessuna intenzione di diventare carne da macello, perché conosce altri giovani che hanno partecipato alla guerra in corso. Poi mi ha chiesto cosa ne pensassi io. Ho cercato di essere poco conciliante con Putin e comprensivo, almeno parzialmente, verso il popolo russo. Ivan ha chiaramente espresso il desiderio di pace, di integrazione con il resto dell’Europa, che ha per altro in parte visitato, oltre l’Italia. Come tanti suoi concittadini in queste ore, ha preso un aereo per Yerevan ed è venuto qui, senza avere neanche un posto dove dormire, pur di varcare il confine. Ora dorme sul divano nel corridoio, chissà da quante ore. Deve essere esausto, soprattutto mentalmente.

Il termine della nostra conversazione stamattina è stato molto cordiale. Mi ha espresso il desiderio di poter restare in questo ostello, non solo per avere un posto dove dormire, ma per potersi confrontare con altri ospiti sulla situazione in corso.

Poco fa leggo le ultime sul Guardian e su Repubblica rispetto al seguito della fuga dei russi pur di non essere coinvolti nella mobilitazione in corso. Al confine della Georgia sembra ci siano 10 km di fila. Vari paesi dell’Unione Europea hanno sospeso i visti turistici con la Russia. La Finlandia sta accogliendo il doppio dei russi che varcano normalmente il confine. La Lituania si è detta contraria a ospitare i dissidenti russi. Quest’ultima notizia è stata anche commentata da Ivan, timoroso del nazionalismo di alcuni paesi europei. Gli ho spiegato che i paesi Baltici temono di essere i prossimi a dover fronteggiare un’invasione e per questo sono i falchi nello spingere a interrompere i visti d’ingresso ai russi. Ivan mi ha fatto capire però che queste ritorsioni, verso il popolo russo, rischiano di ottenere l’effetto opposto e di essere strumentalizzate dalla propaganda russa. Come dargli torto?

La situazione è complicata. Mio malgrado, senza grande disagio alla fine, sono finito a trovarmi in mezzo a questo momento storico. Considerando che questa fase della crisi non terminerà in un giorno, sarà interessante vedere a Tbilisi, dove mi trasferisco dal 27 settembre, cosa sta succedendo.


Questo viaggio, come tanti altri viaggi, è pieno di storie che mi piacerebbe raccontare. Dai giovani russi preoccupati della guerra ai turisti russi benestanti che neanche ci pensano, dall’influenza della lingua e delle aziende internet russe nel Caucaso – dove Yandex opera con servizi vari – ai diversi gradi di sviluppo dei tre paesi dell’area, dai tour in giro per Azerbaijan e Armenia gestiti alla buona e venduti sulla strada alla diffusione del ride sharing a prezzi da corsa in autobus, dai tanti ristoranti vegani e vegetariani all’età media molto giovane di chi vedi per la strada, dalla presenza elevata di lavoratori nomadi digitali a Tbilisi alla presenza innumerevole di caffè e bar in stile occidentale. Potrei scrivere una storia al giorno per un mese e magari lo farò. Intanto prendi appunti sul mio journal, in attesa di poterli sviluppare.

In carrozza!

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Un’ora e mezza alla partenza da casa. Poi treno, treno, aereo, bus e dovrei arrivare a destinazione in circa sei ore. Si comincia da Budapest. Obiettivo: bagni termali! Poi tra qualche giorno altro bus, aereo, navetta e seconda tappa di questo viaggio di quattro settimane: Baku.

Sono eccitato, fiducioso, un minimo ansioso, anche se per questa prima tappa ho verificato il trasferimento, lo spostamento verso l’alloggio e anche cosa fare e dove mangiare, oltre a come spostarmi localmente, quindi sono ragionevolmente tranquillo. Per le altre tappe ho solo parzialmente verificato gli spostamenti necessari oltre ai voli, qualche meta da visitare, insieme a tutti gli alloggi prenotati. Per il resto lo farò strada facendo, con un anticipo minimo ma sufficiente.

Ora di preparare e chiudere il bagaglio e chiudere casa.

Si parte!

Popup Newsletter, in viaggio

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Prendendo spunto da Craig Mod, mi era venuta voglia di attivare una newsletter popup per il mio prossimo viaggio, ma andiamo per gradi.

Qual è il mio prossimo viaggio?

Domenica parto e per 4 settimane me ne starò in giro per l’Europa, ai margini orientali. L’itinerario prevede una tappa a Budapest, da dove volare sul Caucaso e stare 20 giorni tra Azerbaijan, Georgia e Armenia, per poi tornare verso casa facendo tappa a Salonicco.

Un viaggio impegnativo sul piano organizzativo, tanto da non aver ancora prenotato tutti gli alloggi. Da un lato mi dico che sono in ritardo. Ragionando mentre scrivo queste parole, l’ultimo viaggio più lungo di 3 settimane in più paesi e più città risale al 2015/2016 e alle 8 settimane nel sud est asiatico, quando ho toccato 6 paesi e 11 città andando a memoria. In quel caso non ho prenotato tutto in anticipo. I viaggi seguenti sono stati più brevi o, se più lunghi, non hanno avuto un alto livello di complessità: nel 2019 sono stato 6 settimane a San Francisco, ma a casa di una persona, con un impegno di organizzazione logistica pari a zero.

Quindi sì, come ho detto varie volte a vari amici, organizzare 4 settimane in 5 paesi e 6 città è impegnativo, quasi un lavoro, anche se un lavoro divertente. Non ci ero più abituato o, meglio, è da tanto tempo che non mi cimento in una organizzazione così complessa, quindi ci sta che il tutto mi metta un po’ di pressione e che non abbia completato tutto quanto necessario a pochi giorni dalla partenza.

Cos’è una popup newsletter?

Si tratta di una newsletter pensata per un evento particolare, come un viaggio, che ha un inizio e una fine. Chi si iscrive riceve degli aggiornamenti per il periodo indicato e poi il tutto finisce e la lista di indirizzi viene cancellata. L’archivio delle newsletter può essere messo offline o reso privato.

Mi piaceva l’idea di crearne una, sia per sperimentare qualcosa di nuovo, sia per documentare il viaggio, sia per condividerlo con amici e conoscenti. Parlo al passato perché mi sono reso conto che è un impegno non da poco e, conoscendomi, preferisco impiegare quell’ora al giorno che mi andrebbe via in tempo passato insieme a qualche conoscenza locale o a rilassarmi e riposarmi. Un conto è un post sul blog, senza impegno e senza scadenza, un altro è un impegno con terzi sul documentare ciò che succede con regolarità. Considerando poi che dovrò stare parzialmente online perché non posso mollare completamente i miei progetti digitali per 4 settimane, non voglio aggiungere tempo online per curare questo canale di comunicazione.

Non è detto che un altro viaggio prossimo si presti a questa sperimentazione. Se e quando, te lo dirò qua.