Un diario per guardarmi dentro, non qui

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Il blog nasce esattamente come un web log, un diario di bordo in rete. Da allora il social web è evoluto a un punto tale che i social network, Facebook in particolare, sono diventati diari personali in pubblico, lasciando ai blog il compito di organizzare l’informazione pubblicata online. Il blog non è quasi più usato per condividere esperienze personali. Questo blog era nato nel 2005 esattamente a questo scopo: differenziare i contenuti e le opinioni di carattere personale, rispetto a quanto pubblicato fino a quel momento su Pandemia, e trovare per questi contenuti una nuova casa.

Nel tempo ho perso la motivazione per questo tipo di condivisione. La consapevolezza che, tra i lettori di questo spazio, ci fossero persone (inclusi falsi amici) attente ad analizzare i dettagli della mia vita privata per farsi domande indiscrete sulla mia persona, ha progressivamente fatto venire meno la voglia di condividere genuinamente spazi di privato. Facebook ha cominciato a raccoglierne una parte, poi l’ascesa di Facebook e la collezione di dati personali utilizzati per scopi di business mi ha convinto a eliminare tutti questi contenuti, con la cancellazione del mio storico profilo su Facebook, aperto nel 2007, al termine del 2013. Da allora non ho più condiviso, se non occasionalmente, momenti privati online, da nessuna parte.

Oggi sono convinto che condividere genuinamente e pubblicamente il proprio privato online, pur con lo scopo di entrare in contatto con persone genuinamente interessate a noi e non con scopi di esibizionismo o manie di protagonismo, non vale la pena. Troppo alto il rischio di furto d’identità (non ce se ne rendo conto, fino a quando non succede e a me è successo l’anno scorso). Troppo alto di fornire informazioni personali a persone interessate a guardare dal buco della serratura, soprattutto nel passato online. In sé credo ancora che scrivere di sé abbia una utilità. Il tenere un diario quotidiano, rispondendo a domande che ci aiutano a guardarci dentro e a capire come essere più felici e come raggiungere i nostri obiettivi, guardando la nostra vita da una prospettiva diversa, è utile. Non credo più, da tempo, che abbia senso farlo in pubblico. Farlo su Facebook significa dare un potere troppo alto a Facebook sulle nostre vite e non intendo contribuire. Esistono alternative.

Ho deciso ieri di riattivare il mio profilo su Penzu (a proposito di un prodotto, una funzione), dove avevo fatto un esperimento di journaling nel marzo di 4 anni fa, durato soltanto una decina di giorni. Ho ripreso ora quel diario e intendo tutti i giorni cominciare la giornata lavorativa riflettendo sulla giornata precedente e su cosa mi aspetta oggi. L’esercizio di esprimere e tracciare i propri sentimenti e le proprie sensazioni, senza filtro, non solo è liberatorio, ma aiuta anche a confrontarsi con il se di giorni, mesi, anni fa, meglio di quanto si possa fare con un diario cartaceo.

Scrivo tutto questo non solo per incoraggiarti a provare una esperienza simile, ma per segnare una discontinuità. Questo blog/sito continuerà ad avere caratteri personali, come è naturale che sia, ma progressivamente provvederò a rendere privati tutti quei contenuti del passato che reputo siano stati più utili a me, a tracciare una esperienza personale, che al lettore.