La causa dei nativi americani

Un proiettile è così veloce che è caldo e così caldo che è crudele e così dritto che attraversa un corpo da parte a parte, buca, lacera, brucia, esce e prosegue famelico, oppure resta dentro, si raffredda, si deposita, avvelena. Quando un proiettile ti squarcia, il sangue si riversa fuori come da una bocca troppo piena. Un proiettile vagante, come un cane randagio, può morsicare chiunque, in qualsiasi punto, perché così come i denti del cane sono fatti per mordere, per masticare, per sbranare carne, un proiettile è fatto per divorare tutto ciò che può.

Non qui, non altrove – Tommy Orange

Tra le letture più toccanti dell’estate c’è Non qui, non altrove. Incredibile come un libro di narrativa può farti empatizzare con la causa dei nativi americani, oggi, più di qualsiasi documentario, articolo o storia sentita a scuola o altrove.

La ferita inferta ai nativi americani dall’occupazione e dallo sterminio degli europei alla conquista del west non si è mai rimarginata. Il problema è stato semplicemente circoscritto e allontanato. Considerando lo stato attuale dei nativi americani, non so sinceramente se la ferita si rimarginerà mai. Mancano le condizioni, ma prima ancora manca la consapevolezza e la sensibilità sul problema. Triste e drammatico nelle conseguenze dell’emarginazione sociale, che il libro racconta molto bene, con le vite incrociate di 12 personaggi. Tommy Orange, nativo americano lui stesso, sa quel che scrive.

In Italia il libro è passato quasi inosservato, come per tante cause di cui ci disinteressiamo. Ahinoi.