Lasciar andare le carte (e altri oggetti) del passato

Il mese di ottobre volge quasi al termine, con l’ultima settimana, e posso dire di sentirmi più leggero. Chi mi conosce lo sa, preferisco investire in esperienze e non in oggetti, ma nonostante questo sono riuscito a trovare e buttare/donare/riciclare un sacco di cose in questo mese. Oggetti fisici e digitali.

Il passato che si accumula

Nell’ultima settimana ho mandato al riciclo diverse buste piene di carta. Ho riordinato bollette, estratti del conto corrente, volantini e altri documenti relativi al mio lavoro che non aveva senso conservare, perché digitali, perché superati o perché semplicemente inutili. Dopo aver letto un bel post di Louis Rosenfield ho deciso di lasciar andare altra carta supplementare che fino a ieri si accumulava semplicemente in uno spazio mai consultato: pagine di giornale con i miei articoli scritti per Il Sole 24 Ore, documenti relativi alla mia attività di volontariato nel WWF e altri simili.

Un pezzo di storia personale da non buttare mai, qualcuno dirà, ma che ho eliminato senza alcun trasporto. Se hai accumulato carta che mai guarderai, perché questa è la verità, perché conservarla? Se non eliminare tutto, certamente si può tagliare di molto, anche potendo conservare tutto ciò. A differenza di Rosenfield non ho dovuto spostare tutto questo volume in 7 traslochi, tanto che proprio ieri ho eliminato un sacco di carte che erano rimaste nella soffitta dei miei, non toccate da quasi 10 anni.

Donare libri

Da un articolo del New York Times ho trovato un libro che insegna un metodo per ridurre il superfluo che ci circonda in casa e lasciarlo andare, donando/riciclando/buttando ciò che Marie Kondo dice “non ci dà gioia”. La sezione dedicata ai libri nel suo “The Life-Changing Magic of Tidying Up: The Japanese Art of Decluttering and Organizing” è impietosa. I libri, soprattutto per chi li legge e non li usa come semplici soprammobili, sono facili da accumulare per varie ragioni: un libro letto è la manifestazione concreta di un risultato raggiunto, un libro comprato e da leggere attende speranzoso e i libri sono comunque considerati oggetti diversi dagli altri, per la cultura che contengono (apparentemente).

Marie Kondo pone una serie di riflessioni sul tavolo, difficilmente confutabili. Quanti dei libri letti una volta sono stati consultati o riletti una seconda o una terza volta? Forse meno dell’1%. Quanti ne rileggeremmo, pur avendo tempo infinito a disposizione? Probabilmente meno del 10%. Che senso ha quindi tenere l’altro 90%? Marie Kondo è ancora più estrema perché invita a tirare giù tutti i libri sul pavimento, a prenderli in mano uno per uno e a chiedersi se ognuno di essi ci trasmette gioia, senza neanche aprirlo e leggere nulla. Da parte mia ho deciso di donare gran parte dei libri letti in passato che oggi non hanno più alcun significato per me, libri acquistati anni e anni fa o non letti, lasciando solo quelli che vorrei leggere anche ora, con convinzione. Il risultato di questa cernita del weekend è 110 libri pronti da donare, con grande gioia, perché troveranno, lo spero, nuovi lettori, e non prenderanno polvere senza mai più essere letti.

Elettronica e guardaroba

Non amo passare il tempo libero a veder vetrine o a provare vestiti in negozi d’abbigliamento, né a navigare su siti online per analoghi acquisti. Negli ultimi mesi ho finito quindi per veder ridursi progressivamente il mio guardaroba. Donati già nell’ultimo anno vari capi che non indossavo più o in cui non mi vedevo più, negli ultimi mesi sono passato a eliminare quanto ancora buono ma non più indossabile, non perché sia ingrassato, ma per il contrario. La dieta vegetariana e l’esercizio fisico mi hanno permesso di perdere un paio di chili in più e pantaloni, camicie e bermuda che mi erano già grandi, sono diventati inguardabili. Ho eliminato quindi 3-4 bermuda, più altri 3 boxer da mare (troppo) colorati acquistati per due soldi in Brasile, qualche pantalone e almeno 5 camicie e 2 giacche. Su altri capi ho qualche riserva e non è detto che esca ancora qualcosa dall’armadio. Ho però proceduto all’acquisto di 6 nuove camicie, ormai necessarie. Il guardaroba continua a essere probabilmente sottodimensionato, ma se avrò veramente bisogno di qualcosa, procederò all’acquisto nelle prossime settimane.

L’elettronica è forse il campo dove faccio più fatica a disfarmi di oggetti, pensando che abbiano un valore e che possano un giorno essermi ancora utili. Ho capito nel tempo che non è così e che è bene dare ad altri dispositivi che possono avere una seconda vita. L’ho fatto con 4 ebook reader donati ad amici negli anni e intendo farlo con altri 2 ebook reader Kobo che non sono utilizzati. A questi si aggiungerò presto un hard disk esterno non più utile, considerando che ne ho già altri due. La stampante multifunzione, usata per stampare 10 fogli l’anno, passa a mio padre come scanner. Ho l’interrogativo del computer fisso mediacenter comprato 5 anni fa e non più usato da 2 anni, da quando sono passato a usare full time il portatile dal qualche scrivo ora. Hai suggerimenti su chi potrebbe farne un buon uso, monitor da 22 pollici incluso?

Altri dispositivi non donati, oggi sono ormai destinati a essere trattati come rifiuti: un palmare di 10 anni fa, donato da un amico che non sapeva più che farsene, uno scanner manuale con porta parallela che non si può attaccare più ad alcun computer, il vecchio coniglio Nabaztag e qualche altro oggetto minore.

Il risultato finale è più spazio in casa – un terzo o più degli spazi per archiviare/ospitare oggetti è vuoto – e soprattutto più spazio mentale per ciò che conta: i libri più importanti da leggere, i vestiti che mi stanno meglio, gli oggetti che uso con soddisfazione e con gioia. Ti sembra poco?

Non ho detto nulla della parte digitale, che richiede una trattazione a parte. Avere Gb e Gb liberi, non significa non poter godere di spazio liberato, soprattutto se avere tanti file e non ricordarsene, significa non averne e non goderne affatto, non credi?

2 risposte a “Lasciar andare le carte (e altri oggetti) del passato”

  1. A chi regali i libri? Amici o biblioteche? Ho iniziato la mia esperienza decluttering proprio dai libri, ma, a distanza di due anni, è ancora difficile perché non so a chi lasciarli.
    Un giorno dovrò iniziare a meditare anche sui cd…

    Eugenio

    1. fino a poco fa erano gli amici, poi sono passato alla biblioteca locale per i titoli in italiano più nuovi e ben tenuti. Gli altri li dono a una iniziativa dell’Ipercoop di Senigallia, che ha creato una scaffale nel mezzo del centro commerciale dove si trova, etichettando i libri e lasciando che i passanti li prendano in una sorta di prestito spontaneo, simile al bookcrossing. Almeno so che qualcuno li leggerà. Per quelli in inglese invece ricorro a donazioni durante i miei seminari o li regalo ad amici docenti che hanno studenti universitari a cui donarli.

      La stessa biblioteca ha un corner bookcrossing. Ti consiglierei di sondare le biblioteche intorno a te

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