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Resistenza al cambiamento, da chi non te lo aspetti

Scritto da:

Luca Conti

Ogni volta che una persona in un nucleo familiare inizia a introdurre dei cambiamenti, per quanto sani e positivi, non è insolito che gli altri membri facciano tutto quello che possono per mantenere lo status quo e riportare la famiglia all’omeostasi. Se un alcolista smette di bere, ad esempio, spesso i suoi familiari intralciano inconsapevolmente il suo percorso riabilitativo, perché per poter ripristinare l’omeostasi, qualcuno deve fare la parte della persona problematica. E chi mai vorrebbe questo ruolo? A volte le persone si oppongono persino ai cambiamenti positivi dei loro amici: “Perché vai così spesso in palestra? Perché non puoi stare fuori fino a tardi? Non hai mica bisogno di dormire tutte quelle ore! Perché ti impegni tanto per la promozione? Uscire con te non è più divertente come una volta!”.

Forse dovresti parlarne con qualcuno – Lori Gottlieb

Forse dovresti parlarne con qualcuno è un libro con ottimi spunti sulla psicoterapia, scritto da una terapeuta, che racconta anche la sua personale esperienza da un terapeuta. Non sono mai stato in terapia, ma ci ho pensato più volte. Ho vari amici che vanno in terapia, con buoni risultati.

Forse dovresti parlarne con qualcuno

Nel libro mi ha colpito il brano di cui sopra. Spesso quando cerchiamo di cambiare in meglio, i primi che ci sabotano sono i nostri familiari e i nostri amici. Se cambiano noi, significano che potrebbero anche loro. Il nostro cambiamento diventa implicitamente, ai loro occhi, un attacco al loro stile di vita. Ripensandoci, lo stesso è successo anche a me, raccontando in varie situazioni il mio percorso di miglioramento continuo: rinunciare ai prodotti di origine animale, ridurre l’uso dello smartphone, ridurre l’uso dei social media, ridurre i consumi, fare più attività fisica, lavorare meno, cucinare di più e mangiare meno cibi processati, ultimo il non volare per cercare di abbattere il più possibile le emissioni di gas serra.

Dietro le obiezioni anche più banali, spontanee, si nasconde esattamente il meccanismo psicologico sopra descritto. Critico il tuo stile di vita per difendere implicitamente il mio. Da notare poi che non abbia mai imposto il mio punto di vista su nessuno. Il massimo che faccio è raccontare ciòche faccio e che penso, quando mi viene richiesto, senza fare proselitismo di nessun genere, né attaccare nessuno. Parlo dei benefici di solito: parametri del sangue perfettamente in linea, forma fisica più che buona, tempo libero per le mie passioni, più energia per relazioni faccia a faccia, coscienza pulita, quasi limpida.

Le obiezioni vanno dal “un polletto ruspante non fa male a nessuno”, a “la flessibilità è un valore, tu sei troppo rigido”, per poi prendere la forma di scuse e giustificazioni che nessuno ha richiesto. “A me F. serve per lavoro, ma ne farei volentieri a meno”, “Guarda, lo uso solo 10-15 minuti al giorno per questo e quello”, “Sei sempre più estremo…”, “Magari io avessi il tempo che hai tu”, “Sei l’unico che conosco che fa questi sacrifici, io non ce la farei”.

Pur da persone amiche, salvo rare eccezioni, il massimo che ottengo in genere è curiosità e tolleranza, nella migliore delle ipotesi. Paradossale ma vero, il cambiamento (in positivo) viene ostacolato dalle persone che ti stanno più vicine.

AGGIORNAMENTO 22/2/21

Il libro è stato tradotto in italiano da Mondadori ed è uscito a gennaio 2021. Ho aggiornato la citazione e il titolo del libro, dall’inglese all’italiano.

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