Luca Conti

Giugno, un mese in viaggio, senza notizie

estate

Un mese senza consultare siti di informazione, niente feed RSS, niente newsletter, niente Twitter (telegiornali, radiogiornali, giornali sono già fuori dalla dieta). Un digiuno, quasi, di notizie per dedicare quel tempo ad altro e vedere, al termine, cosa mi sono perso veramente.

Lo spunto mi è venuto da un esperimento di un giornalista che ha fatto la stessa cosa, per ragionare poi sulle notizie che hanno valore e quelle così effimere da non dover essere quasi neanche pubblicate, per fare un lavoro di qualità.

Il tempo liberato sarà destinato a viaggiare, vivere maggiormente l’attimo e, in caso di noia, leggere la coda accumulata su Pocket e tanti, tanti libri, romanzi soprattutto.

Se mi vedrai poco online, poco reattivo su Twitter (altrove lo sono a periodi alterni), poco veloce nel rispondere alle email o ad altre sollecitazioni digitali, sai il motivo.

Salvo attività da lavoratore nomade digitale (un corso a Napoli da preparare, un cliente da seguire e la newsletter settimanale), dal primo giugno al sette luglio, con una pausa di pochi giorni, sarò all’estero, a caccia di esperienze in giro per l’Europa.

L’estate meteorologica comincia domani, quindi: buona estate!

Whatsapp non è buono per le news, lo dice la BBC

Sperimentandolo sulla mia pelle, sono arrivato alla stessa conclusione di BBC News, che lo ha sperimentato prima e ben più di me: Whatsapp, così come è strutturato oggi, non può essere usato per promuovere l’informazione. Aggiungere e togliere contatti a mano alla lista di distribuzione sullo smartphone, non è sostenibile per una organizzazione, rispetto al costo del lavoro richiesto. Ciò non è detto che cambi, se Whatsapp vorrà giocare anche questa partita, chi lo sa?

Certo è che il mio esperimento continua a funzionare bene. Inviare news come valore aggiunto per un numero limitato di relazioni che contano secondo me funziona. A oggi non ho ricevuto alcuna richiesta di cancellazione e ricevo invece feedback di contatti contenti dei link che ho condiviso e spesso il messaggio diventa un pretesto per conversare.

Da calibrare bene il contenuto proposto, la frequenza, il tono e il tipo di rapporto a monte, ma secondo me Whatsapp e la modalità broadcast si possono prestare a un uso in ambito PR tutto da scoprire. Mi meraviglio che nessuno lo abbia ancora sperimentato, ma dalla curiosità suscitata dal mio post, penso che manca poco a qualcuno che muova il primo passo.

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10 anni dopo è tempo di cambiare

Nel marzo 2005 aprivo questo blog, dirottando su questo dominio tutto quanto di personale, politico, locale, non in linea con la nuova impostazione di Pandemia, concentrato su internet, media e tecnologia. L’occasione venne dalla decisione di spendermi nella politica locale, candidandomi alle elezioni comunali del 2005. Il blog voleva quindi essere uno spazio dove documentare liberamente questa esperienza, senza annoiare i lettori interessati ai post sull’evoluzione del social web.

In 10 anni lo scenario è completamente cambiato ed è tempo di agire in maniera conseguente. Nel 2005 Facebook in Italia non esisteva, Flickr aveva un anno, YouTube stava per nascere, Twitter non esisteva, WordPress era solo un concorrente di Movable Type e TypePad. Niente Tumblr, niente Whatsapp, niente app. Un blog era molto più vicino a un diario personale rispetto a quanto lo sia oggi, usato da aziende, manager, startup, giornali, giornalisti, per informare, per comunicare, per bypassare i media tradizionali.

Nel tempo in cui questo blog è stato attivo, ho avuto esperienze politiche ormai concluse, ho aperto la partita IVA e ho cambiato lavoro, ho viaggiato molto e ho scritto numerosi libri. Ho attivato una collaborazione con Il Sole 24 Ore e con altri giornali, sono finito in televisione e alla radio. Questo spazio personale, tra pubblico e privato, ha vissuto varie fasi, seguendo questo percorso: dal picco di politica e locale, siamo passati al dietro le quinte del mio lavoro e alla cronaca delle soddisfazioni, fino all’ultima fase, più intimista e introspettiva, tra minimalismo, voglia di miglioramento e crescita personale.

L’era del blog non è terminata, ma ha preso una nuova forma. Il moltiplicarsi dei contenuti in rete richiede un nuovo impegno per attrarre l’attenzione limitata dei navigatori e di Google. Per questo ho deciso di concentrare su questo dominio lo sviluppo delle mie prossime attività professionali, in un ponte ideale tra online e offline, con la parte online sempre più ricca di contenuti.

Devo ancora decidere nel dettaglio le prossime mosse, ma l’ipotesi più probabile è che l’archivio di 10 anni di questo blog migri su un altro indirizzo o su un sottodominio di lucaconti.it o su luca.wordpress.com. Cancellarlo sarebbe come bruciare il diario di 10 anni di vita e non ho nessuna intenzione di farlo.

I 1200 e rotti post scritti in questi 10 anni, con una media di 10 al mese tutti i mesi, sono stati una palestra di idee e un modo per ragionare sull’esperienza. Presi nel quotidiano, facciamo fatica a misurare il cambiamento, ma leggere ciò che hai scritto 10 anni fa è il modo più semplice per vedere come cambiamo tutti i giorni, senza spesso rendercene conto.

Curare un blog personale è un esercizio utile prima di tutto a chi lo scrive ed è bene che sia così. Continuerò a scrivere e chissà tra 10 anni, guardandomi indietro, che cosa penserò.

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