Luca Conti

Whatsapp non è buono per le news, lo dice la BBC

Sperimentandolo sulla mia pelle, sono arrivato alla stessa conclusione di BBC News, che lo ha sperimentato prima e ben più di me: Whatsapp, così come è strutturato oggi, non può essere usato per promuovere l’informazione. Aggiungere e togliere contatti a mano alla lista di distribuzione sullo smartphone, non è sostenibile per una organizzazione, rispetto al costo del lavoro richiesto. Ciò non è detto che cambi, se Whatsapp vorrà giocare anche questa partita, chi lo sa?

Certo è che il mio esperimento continua a funzionare bene. Inviare news come valore aggiunto per un numero limitato di relazioni che contano secondo me funziona. A oggi non ho ricevuto alcuna richiesta di cancellazione e ricevo invece feedback di contatti contenti dei link che ho condiviso e spesso il messaggio diventa un pretesto per conversare.

Da calibrare bene il contenuto proposto, la frequenza, il tono e il tipo di rapporto a monte, ma secondo me Whatsapp e la modalità broadcast si possono prestare a un uso in ambito PR tutto da scoprire. Mi meraviglio che nessuno lo abbia ancora sperimentato, ma dalla curiosità suscitata dal mio post, penso che manca poco a qualcuno che muova il primo passo.

Se invece vuoi abbonarti alla mia newsletter settimanale per vivere e lavorare meglio con il digitale, iscriviti qui:

Iscriviti a Vivi e lavora meglio col digitale

* indicates required





10 anni dopo è tempo di cambiare

Nel marzo 2005 aprivo questo blog, dirottando su questo dominio tutto quanto di personale, politico, locale, non in linea con la nuova impostazione di Pandemia, concentrato su internet, media e tecnologia. L’occasione venne dalla decisione di spendermi nella politica locale, candidandomi alle elezioni comunali del 2005. Il blog voleva quindi essere uno spazio dove documentare liberamente questa esperienza, senza annoiare i lettori interessati ai post sull’evoluzione del social web.

In 10 anni lo scenario è completamente cambiato ed è tempo di agire in maniera conseguente. Nel 2005 Facebook in Italia non esisteva, Flickr aveva un anno, YouTube stava per nascere, Twitter non esisteva, WordPress era solo un concorrente di Movable Type e TypePad. Niente Tumblr, niente Whatsapp, niente app. Un blog era molto più vicino a un diario personale rispetto a quanto lo sia oggi, usato da aziende, manager, startup, giornali, giornalisti, per informare, per comunicare, per bypassare i media tradizionali.

Nel tempo in cui questo blog è stato attivo, ho avuto esperienze politiche ormai concluse, ho aperto la partita IVA e ho cambiato lavoro, ho viaggiato molto e ho scritto numerosi libri. Ho attivato una collaborazione con Il Sole 24 Ore e con altri giornali, sono finito in televisione e alla radio. Questo spazio personale, tra pubblico e privato, ha vissuto varie fasi, seguendo questo percorso: dal picco di politica e locale, siamo passati al dietro le quinte del mio lavoro e alla cronaca delle soddisfazioni, fino all’ultima fase, più intimista e introspettiva, tra minimalismo, voglia di miglioramento e crescita personale.

L’era del blog non è terminata, ma ha preso una nuova forma. Il moltiplicarsi dei contenuti in rete richiede un nuovo impegno per attrarre l’attenzione limitata dei navigatori e di Google. Per questo ho deciso di concentrare su questo dominio lo sviluppo delle mie prossime attività professionali, in un ponte ideale tra online e offline, con la parte online sempre più ricca di contenuti.

Devo ancora decidere nel dettaglio le prossime mosse, ma l’ipotesi più probabile è che l’archivio di 10 anni di questo blog migri su un altro indirizzo o su un sottodominio di lucaconti.it o su luca.wordpress.com. Cancellarlo sarebbe come bruciare il diario di 10 anni di vita e non ho nessuna intenzione di farlo.

I 1200 e rotti post scritti in questi 10 anni, con una media di 10 al mese tutti i mesi, sono stati una palestra di idee e un modo per ragionare sull’esperienza. Presi nel quotidiano, facciamo fatica a misurare il cambiamento, ma leggere ciò che hai scritto 10 anni fa è il modo più semplice per vedere come cambiamo tutti i giorni, senza spesso rendercene conto.

Curare un blog personale è un esercizio utile prima di tutto a chi lo scrive ed è bene che sia così. Continuerò a scrivere e chissà tra 10 anni, guardandomi indietro, che cosa penserò.

Una newsletter su Whatsapp per premiare le relazioni che contano

Sì, hai letto bene, una newsletter su Whatsapp? Mi sono bevuto il cervello? No, non credo. Whatsapp è un sistema di messaggistica istantanea, non è un social network nel senso proprio del termine, ma ha una funzione che si presta abbastanza bene a essere utilizzata come una newsletter, pensata per il canale e per l’ambiente in cui si inserisce. Un passo indietro e ti spiego come funziona e di cosa sto parlando.

Dal blog, ai social media e poi?

In rete si parla da mesi di una nuova tendenza, quella del dark web. Niente di oscuro e pericoloso, tranquillo. Con questo termine si intende il traffico generato su siti (di informazione e non) dalle app e soprattutto dalla messaggistica mobile, attraverso condivisione di link con il passaparola. Il volume diventa interessante, perché il web sta diventando mobile e le app di messaggistica spopolano, tra Whatsapp e Wechat. Da qui son finito a leggere articoli che raccontavano di giornali online (BBC news per prima) pronti a sperimentare il canale Whatsapp per diffondere news e link direttamente sul telefono della gente, in India per le elezioni, in Africa per ebola e altro. Vale la pena studiare l’evoluzione di questo canale? Secondo me sì, molto.

L’idea della newsletter

Da diverso tempo sono persuaso che il blog e il sito web restano il miglior modo per gestire l’identità digitale, con i social network integrati per diffondere contenuti e raccogliere feedback con la partecipazione. A questo quadro manca però un tassello importante: come gestire un rapporto diretto, caldo e continuo con il tuo pubblico? Ok visitatori, fan, follower, ma poi? Il complemento essenziale di tutto ciò diventa l’email, usata chiedendo il permesso dell’utente, offrendo ragioni (e contenuti) che motivino l’utente ad aprire la porta. Puoi avere tutti i fan e follower che vuoi, ma se non li conosci e non puoi parlarci direttamente, personalmente, il loro valore è limitato.

Detto questo, come si inserisce Whatsapp? Whatsapp è stato acquisito da Facebook per una ragione molto semplice: cominciava a dare filo da torcere. Se comunico direttamente con i miei amici (e con sconosciuti con cui mi sono scambiato il numero), tra testo e multimedia, gratis, da mobile, anche con gruppi tematici, in tempo reale, il valore del social network scende. Da utente che ha l’interesse di gestire relazioni personali e professionali – il mio mondo di relazioni intreccia le due sfere in una sola, come forse anche per te – mi sono interrogato su come inserire Whatsapp in questo disegno e mi è venuta l’illuminazione: usare il messaggio broadcast per condividere link utili a un pubblico limitato, ma privilegiato.

Le relazioni che contano

Un messaggio broadcast può essere inviato a un massimo di 256 contatti e se questi contatti non hanno il tuo numero salvato in rubrica, non vedono i link. Evidente misura antispam che dissuade chi vuole sparare link a destra e a manca, bravo Whatsapp. Si possono gestire più messaggi broadcast? Credo di sì, ma non ho sperimentato ancora. Certo è che, in assenza di strumenti dedicati, la gestione amatoriale non giustifica lo sforzo per gestire grandi numeri, ovvero non scala. Repubblica ha fatto un esperimento e subito è emerso il limite del tutto. Vale la pena quindi usare questo strumento per diffondere contenuti? Secondo me sì.

La chiave è fare di necessità virtù e usare il limite come un vantaggio. Non ho interesse a fare spam, né a inondare la mia rubrica di link per comprare qualcosa. L’interesse è di mantenere una relazione privilegiata con chi lo merita e offrire a queste persone un servizio riservato, chiuso e quindi esclusivo in questo senso.

Quali contenuti?

Ho pensato “Pausa pranzo”, inviata verso mezzogiorno tutti i giorni feriali, come una appendice della newsletter “Vivere e lavorare meglio con il digitale” aperta a tutti, con tre link al giorno brevemente presentati, su tre temi a me cari: content marketing, social media e salute. Il primo è per lavorare meglio, l’ultimo per vivere meglio e social media può giocare un doppio ruolo. Niente di invasivo quindi – il messaggio ti arriva nella chat con il mio nome e non vedi i nomi degli altri – ma qualcosa di utile e personale. I link sono tracciati, così posso vedere cosa interessa meno e cosa di più.

Vorresti ricevere questa newsletter? Se ci conosciamo, abbiamo lavorato insieme o ci siamo frequentati, probabilmente hai il mio numero di telefono. Salvalo in rubrica e mandami un messaggio con cui mi inviti a mandarti Pausa pranzo. Se non ci conosciamo, iscriviti alla newsletter via email.

Durerà?

Ho cominciato da meno di una settimana e mi sono convinto che la gestione non è difficile (link accorciati, descrizione scritta per email, copiata e incollata dallo smartphone nella chat broadcast di Whatsapp), oltre all’inserimento (spero non cancellazione) dei nomi dalla rubrica alla lista, e che il vantaggio c’è, per me e per chi la riceve. Tra qualche settimana tornerò a dirti perché, se ho visto giusto oppure no. Dopo tutto è pur sempre un esperimento!

« Older posts

Copyright © 2015 Luca Conti

Theme by Anders NorenUp ↑